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Grecia, chiude tv di stato. Proteste e un arresto. Le trasmissioni proseguono sul web

ATENE – Centinaia di persone sono scese in strada ad Atene e Salonicco martedì sera per protestare contro la chiusura della tv pubblica greca Ert. Un fulmine a ciel sereno per tutto il popolo ellenico, che potrà ad ogni modo proseguire nella visione di alcuni programmi attraverso le frequenze digitali e internet alcuni spettacoli.

Il tema centrale di questi show, ovviamente resta la contrarietà e la rabbia per la decisione di chiudere la tv di stato. Una decisione che si affaccia come un esordio sul panorama europeo. Mai nessuno Stato si era inoltrato in decisioni simili. Un collasso che metterà di fatto alla porta circa 2800 operatori tra giornalisti e tecnici.

Quella di continuare a trasmettere si tratta a tutti gli effetti di una decisione in controtendenza con gli ordini impartiti a tutti i dipendenti Ert. Il Ceo Emilios Latsios aveva infatti emanato istruzioni in merito chiedendo di lasciare tutte le postazioni lavoro. “Ogni disobbedienza – si legge nella stampa locale – sarà interpretata come un occupazione illegale. Quindi punibile con arresto”. Pena detentiva che è stata inflitta ad un manifestante, che protestava per la chiusura della tv.

Ma la scelta del “The Show must go on” messa in pratica dai dipendenti è stata appoggiata da centinaia di manifestanti, che si sono radunati presso la sede principale della Ert, che si trova in Aghia Paraskevi, nord-est di Atene. Senza contare quanti si sono addentrati nei canali rimasti accesi, per seguire a distanza il grido di protesta per lo spegnimento di quello che resta un simbolo di continuità e di cuore pulsante per il popolo greco.

Alle 3,00 della notte ha partecipato alle trasmissioni il leader di Syriza Alexis Tsipras. Ovviamente il leader della sinistra radicale ma non comunista, che in parlamento siede all’opposizione del governo di larghe intese tra Pasok e Nea Democratia e Sinistra democratica, si è detto contrario alla chiusura. Tsipras ha riferito di aver parlato con in capo dello stato greco Karolos Papoulias, che si è detto “turbato” della decisione del Governo.

A ben vedere, non si tratterà comunque di un addio definitivo, solo di un ridimensionamento e di una messa all’asta di alcune frequenze e strutture per fare cassa. La Ert, secondo quanto fanno sapere dal Governo, sarà riaperta a breve, sotto altre insigne e con un budget ridimensionato. Probabile che il governo continui a partecipare alla messa in onda. Attualmente 300 milioni all’anno di bilancio pubblico sono dedicati alle trasmissioni pubbliche. Nelle nuove stime dovrebbero essere 100 milioni. Circa un terzo di quanto precedentemente speso dallo Stato. Probabile che molti dei dipendenti Ert siano successivamente reintegrati, ma con stipendi molti più bassi. In linea con quanto sta accadendo in molti altri settori. Questi scenari futuri, comunque non ridimensionano la portata della questione. La privatizzazione della tv di stato, sia che si configuri come completa che come parziale, rimane uno degli ultimi baluardi del caos. Uno degli ultimi asset pubblici appetibili sul mercato.

Per protestare sulla chiusura di Ert, il sindacato dei giornalisti greci si è detto contrariato e ha annunciato scioperi. Dello stesso avviso la federazione europea dei giornalisti, che ha parlato di “piani assurdi”.

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