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Inflazione. Dati ancora sottostimati. Ricadute per le famiglie di 533 euro

ROMA – Sono sempre più distanti dalla realtà i dati rilevati dall’Istat relativamente al tasso di inflazione che, secondo l’Istituto di statistica, a maggio si attesterebbe all’1,1%, mentre si confermerebbe all’1,5% quello relativo al carrello della spesa.

Rallentamenti e frenate che, come sosteniamo da tempo, i cittadini non hanno minimamente percepito, né il nostro Osservatorio ha mai rilevato.
Seppure siano ancora gravemente sottostimati, tali dati testimoniano ancora ricadute pesanti sulle tasche dei cittadini, pari a +533 Euro annui per una famiglia di 3 componenti, pari ad un mese di spesa alimentare di una famiglia.
“Cifre che, in una situazione di forte difficoltà come quella che da tempo le famiglie stanno vivendo, risultano insostenibili.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
Un andamento che contribuisce ad abbattere sempre di più la domanda di mercato, con ricadute sul malessere delle famiglie e sulla contrazione della produzione industriale, alimentando così CIG e licenziamenti. Un circolo vizioso nel quale l’economia si dibatte da anni, a cui è necessario mettere la parola fine.
La prima operazione da avviare in questo senso è l’eliminazione (e non il semplice rinvio)  dell’aumento dell’IVA previsto da luglio. Una manovra che abbiamo sempre definito demenziale, dal momento che avrà ripercussioni negative in tutti i sensi: per le famiglie, solo nel 2013, le ricadute medie saranno di 207 Euro (aumenti che accentueranno ulteriormente la caduta dei consumi che, nel biennio 2012-2013 già si attesta a -7,3%); per le imprese, che continueranno a fallire a causa della forte contrazione della domanda; ma anche per le casse dello Stato, dal momento che l’incremento dell’IVA determina una contrazione delle entrate fiscali, dovute a minori consumi oltre che alla deleteria crescita delle prestazioni in nero.
Se realmente si vuole imprimere all’economia la spinta necessaria ad uscire dalla crisi è fondamentale agire in direzione di un rilancio della domanda di mercato, di un maggiore controllo sulla crescita dei prezzi e delle tariffe ed infine di un serio piano per la ripresa dell’occupazione e degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca.

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