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Democrazia deliberativa verso astensionismo

ROMA – Della vittoria alle elezioni amministrative di Roma dobbiamo essere particolarmente contenti. Sicuramente per la sinistra che, dopo le brutta vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica, aveva certamente bisogno di un poco di ossigeno e la conquista del comune di Roma, insieme alla stragrande maggioranza delle altre città, ha smentito l’idea di un Partito Democratico in liquidazione. Ma ancora di più per i cittadini romani dopo cinque anni di devastante cura dell’amministrazione della destra.

Tutto bene allora? No, tutt’altro. L’enormità dell’astensionismo è una questione politica di primaria importanza su cui la sinistra romana non può non interrogarsi. Si può anche governare la città con il consenso di solo il 28% dei suoi elettori (a questo corrisponde in termini reali il 62,9 dei consensi conquistati da Marino), ma non credo che si andrebbe molto lontano. Certo, molto dipenderà dalla qualità di quanto l’Amministrazione saprà fare a partire dalle prossime settimane. D’altra parte però sarebbe un errore sottovalutare gli enormi problemi a cui dare risposte e che i cittadini si aspettano, a partire dal lavoro e i servizi, e le ridottissime risorse che potranno essere impegnate. Non ci sarà quindi da meravigliarsi, spero di sbagliare, se al passaggio del bilancio dei primi 100 giorni di vita della amministrazione Marino quanti si sono astenuti torneranno a farsi sentire in massa manifestando comunque il loro malcontento.

Dico questo non per gufare, tutt’altro. Penso invece che il recupero positivo dell’astensionismo debba essere da subito assunto come uno degli obiettivi prioritari dell’amministrazione. Cosa fare allora? Nel programma elaborato da Laboratorio Politico per la Sinistra di Roma  abbiamo avanzato una precisa proposta: fare di Roma un laboratorio per praticare una strategia partecipativa fondata sulla “democrazia deliberativa” come metodo attraverso cui i cittadini contribuiscono  alle politiche pubbliche ed ai loro  processi di formazione e le Istituzioni rispondono del loro operato. Una forma di partecipazione che va oltre la mera attività consultiva per  tendere al coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale sulla base del confronto informato, argomentato e orientato alla ricerca di soluzioni condivise. Un modo per valorizzare le incredibile risorse delle associazioni e organizzazioni promosse dalla società civile rendendole protagoniste del governo della città.

Questa proposta è un atto di fiducia ed un grande investimento nella maturità democratica dei romani. Non si tratta solo di favorire una generica e aleatoria  partecipazione, ma di avviare un processo politico per rendere esigibile e riscontrabile il diritto a partecipare da parte delle organizzazioni della società civile organizzata.  Per questo abbiamo proposto l’istituzione di una “Consulta per la democrazia deliberativa” composta dai rappresentanti delle istituzioni elettive comunali e municipali e dai rappresentanti delle principali organizzazioni della società civile.

La sfida politica e culturale è impegnativa in quanto non si tratta solo di favorire un maggiore coinvolgimento dei cittadini con il tradizionale strumento della  consultazione, ma di porre le basi affinché i processi di governo  possano svilupparsi in una prospettiva inclusiva.

Penso che questa sia anche la strada per spingere i partiti, segnatamente quelli progressisti, a riformarsi uscendo dalla condizione di puri contenitori e raccoglitori di consenso elettorale per tornare ad essere formatori di coscienza sociale e spirito pubblico a partire da una rinnovata capacità di comprensione della concretezza dei problemi reali dei cittadini. 

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