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Siria. Usa pronti ad intervenire. Decisivo l’incontro Obama-Putin durante il G8

WASHINGTON – Gli Stati Uniti pronti a fornire armi ai ribelli del regime di Assad. Questo l’ordine esecutivo che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha firmato, incaricando di fatto la “coordinare l’invio di armi” ai ribelli siriani in lotta contro il regime di Bashar Assad.

Lo si era capito subito dopo che dalla Casa Bianca si levassero le fatidiche parole: Damasco ha “varcato la linea rossa”. Sono stati usati le armi chimiche, il limite che non si doveva oltrepassare se non si voleva l’intervento delle truppe straniere in Siria. Prove o presunte tali, sono state fornite in questi periodi agli Stati Uniti da servizi segreti di Francia e Gran Bretagna, ma anche da reportage giornalistici. Tutti pronti a giurare che in Siria di Gas Sarin, il potente veleno in grado di uccidere anche se assunto in piccole dosi, è stato usato e abusato. “Almeno 100 e 150 le vittime” che secondo Ben Rhodes, consigliere strategico del presidente, sono state uccise con questa tipologia di armi. Hanno rotto gli indugi e il tira e molla che da mesi teneva agitate le acque internazionali.

Quattro le circostanze nelle quali è stato acclarato l’uso indiscriminato di Gas Sarin: il 19 marzo ad Aleppo nel sobborgo Khan Al-Asal; il 13 aprile ad Aleppo nel quartiere di Sheikh Maksud; il 14 maggio a Qasr Abu Samra, a nord Homs; il 23 maggio in un attacco a Damasco Est.

Fonti dell’amministrazione a stelle e strisce hanno spiegato al “Wall Street Journal” che l’ordine esecutivo di Obama “rivede la politica esistenza di fornire ai ribelli solo aiuti non militari”. Il testo farebbe riferimento anche alla possibilità una no fly zone nei cieli della Giordania e nelle zone vicino al confine con la Siria. Secondo il Wsj, la zona penetrerebbe per una quarantina di chilometri all’interno del confine siriano e sarebbe imposta da aerei in volo dalla Giordania pronti a sferrare missili di lunga distanza aria-aria. Una posizione condivisa dalla Gran Bretagna, tra le più attive nell’opera di convincimento sulla necessità di intervento.

Ma sulla Fly zone non tutti sono d’accordo. Il portavoce del ministero degli Esteri francesi Philippe Lalliot l’ha definita “improbabile” e, in ogni caso, “dovrebbe avere il via libera del Consiglio di sicurezza dell’Onu”. Infine: “Il problema – conclude Lalliot – è che queste misure possono essere attivate solo con un’autorizzazione internazionale”.

Il rapporto americano è pieno di menzogne” e “falsificazioni” le accuse rivolte all’amministrazione Usa da parte del Governo Siriano. “Una vagonata di bugie” la decisione americana di fornire armi ai ribelli è la prova del “palese doppio standard” usato da Washington. “Se da una parte affermano di voler lottare contro il terrorismo e inseriscono la “Jabhat an Nusra” nella lista nera, dall’altra inviano denaro e armi alle bande di terroristi”. Infine: “Gli Usa bloccano ogni decisione del Consiglio di sicurezza di condannare i crimini commessi dai terroristi”.

Dura la posizione della Russia. “Le informazioni sull’uso di armi chimiche da parte di Assad sono state costruite” dagli Usa come “le bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Huessein”, ha scritto su Twitter il presidente della Commissione Esteri della Duma vicino al Cremlino, Alexiei Pushkov. “Obama sta prendendo la stessa strada di Bush”, aggiunge. Sullo stesso tono le dichiarazioni di ieri del presidente russo Vladimir Putin “In Siria, l’unica alternativa al regime di Bashar al Assad è il caos nel suo territorio. E questo non sarebbe un bene né per Israele, né per il mondo”. Il consigliere diplomatico del presidente Vladimir Putin Iuri Uchakov ha aggiunto che “la decisione degli Stati Uniti di aumentare l’aiuto ai ribelli siriani complicherà gli sforzi di pace”.

Il chiaro annuncio americano è benvenuto: è urgente che il regime siriano consenta all’Onu di indagare su tutte le notizie di uso di armi chimiche”, ha scritto (o fatto scrivere) sul social network il segretario dell’alleanza, il Anders Fogh Rasmussen.

Un groviglio di situazioni di cui con ogni probabilità se ne parlerà durante il G8 in Irlanda del Nord, in programma il prossimo 17 e il 18 giugno. Lì si decideranno le sorti della Siria. Particolare importanza avrà l’incontro tra Obama e Vladimir Putin, quando il presidente americano cercherà di convincere quello russo sulla bontà dell’intervento internazionale in Siria, e sulla necessità che la Russia rompa l’asse con Bashar Al Assad.

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