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Elezioni, l’Iran si avvicina all’Occidente. E’ il moderato Rohani l’erede di Ahmadinejad

TEHERAN – C’è l’ufficialità: il moderato Hassan Rohani è il nuovo presidente dell’Iran. Lo ha annunciato il ministro degli interni Mostafa Mohammad Najja in conferenza stampa attraverso la tv di stato.

Scongiurato il ballottaggio, visto che al primo turno, dove solo il 20% dei 50,5 milioni degli aventi diritto non si è recato alle urne, il candidato sostenuto dai riformisti ha ottenuto il 52,5% dei voti validi. Il 50,68% di quelli espressi.

Rohani, unico tra i riformisti (Reza Aref si è ritirato) e unico religioso, ha avuto la meglio sugli altri candidati: Mohammad Baqer Qalibaf (16%) , popolare sindaco della Capitale, ma anche Ali Akbar Velayati (6%), consigliere diplomatico della Guida e l’indipendente Mohsen Rezai (13%). Tra questi c’era anche il negoziatore per il nucleare Said Jalili (12%).

Proprio l’intransigenza sul nucleare voluta da Mahmoud Ahmadinejad sul nucleare, che ha messo in cattiva luce l’Iran, sarebbe stata la svolta per la vittoria dei riformisti, che hanno saputo mobilitare un elettorato fortemente deluso anche dalla repressione della Onda Verde e delle proteste degli ultimi anni, ma anche i brogli alle elezioni del 2009. Pare che i voti decisivi alla vittoria siano stati quelli degli appartenenti alla middle class e dei giovani. Molti desiderosi di fare uno “sgarbo” al Regime. Anche se poi nessun dei candidati poteva esser considerato un esponente “eretico”.

Sono state le elezioni più democratiche del mondo, i nemici dell’Iran non potranno dubitarlo”, ha twittato l’ex presidente della Repubblica Rafsanjani, “e adesso spero che il presidente eletto mantenga le promesse fatte e risolva i problemi del popolo”. Particolare riferimento era alle dichiarazioni dell’Ayatollah Ali Khamenei, che nell’invogliare i cittadini ad andare al voto non disdegnò di mandare frecciate agli Stati Uniti.«Recentemente ho sentito che un funzionario della sicurezza Usa ha detto che non accetteranno queste elezioni. Ok, andate al diavolo» quanto dichiarato dalla Guida suprema dell’Iran.

Hassan Rohani, 64 anni, può essere considerato un garante per il cambiamento del nucleare: è stato negoziatore per il dossier nucleare fra il 6 ottobre 2003 ed il 15 agosto 2005, concordando con Francia, Gran Bretagna e Germania una moratoria dell’arricchimento dell’uranio. Al suo nome può essere ricondotta anche l’apertura alle ispezioni dei siti nucleari, anche quelli su cui forte era il sospetto di utilizzo non energetico. Ma il tema resta nelle mani della Guida Suprema Khamenei, che può però essere persuasa ad un cambiamento. Nel suo curriculum ci sono esperienze da garante dove sicuramente spicca la nomina a capo del centro di ricerca del Consiglio per i pareri di conformità, una specie di Corte costituzionale presieduta da Akbar Hashemi Rafsanjani. Tra i suoi obiettivi c’è quello di riavvicinare l’Iran all’Occidente, e specialmente agli Stati Uniti. Anche per allentare la morsa delle moratorie e dell’inflazione che pendono sulle casse dello Stato e che aggravano una situazione economica generale non esaltante. Anche la concezione della condizione femminile dovrebbe migliorare secondo le intenzioni.

Ma resta difficile i quantificare e immaginare come Rohani possa trasformare radicalmente la politica estera della Guida Suprema Khamenei, che elezioni a parte, resta il vero centro nevralgico delle decisioni del Paese. Soprattutto dopo la seconda elezione di Ahmadinejad, quando i poteri del presidente della Repubblica sono stati ridotti di molto. Accentuando il regime teocratico che da anni imperversa in Iran.

Nelle sue intenzioni, Hassan Rohani ha detto di volere avallare politiche di “non di compromesso o di resa, ma neanche avventuriere”. Sostanzialmente in “continuità con Khatami e Rafsanjani”. Comunque la si voglia leggere, la sua elezione, certamente non priva di forza di cambiamento, può rappresentare un piccolo passo di verso la moderazione dell’Iran.  

 

 

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