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Senza lavoro non c’è libertà

“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero! Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io”

Era il 1983 quando Sandro Pertini pronunciò queste parole, oggi più che mai attuali e che trovano riscontro nell’intervento di Susanna Camusso a Piazza San Giovanni.

“Lavoro è democrazia” è stato infatti lo slogan della manifestazione ‘unitaria’ di Cgil Cisl e Uil.

“Siamo qua perché bisogna cambiare passo” ha dichiarato Susanna Camusso dal palco di San Giovanni. “Ci prendono in giro, non basta un decretino per l’occupazione giovanile o una semplice aggiustatina alla riforma del mercato del lavoro. Servono invece interventi che rendano i contratti a tempo indeterminato meno costosi di quelli flessibili” ha detto Luigi Angeletti, leader della UIl, che rivolto al governo ha anche aggiunto: “Finora avete preso soldi dalle tasche di lavoratori e pensionati. Non è ora di andarli a prendere in quei santuari che non hanno mai pagato le tasse? Bisogna fare un’opera di redistribuzione della ricchezza e rimettere al centro sul serio il lavoro, facendo investimenti”.

Belle parole  dunque, quelle pronunciate dai tre leader sindacali, vere, concrete ma soprattutto e purtroppo  ‘sconfortanti’  perché fotografia  reale di un paese alla deriva e sul crinale di un baratro. Un paese composto di giovani disoccupati, precari senza futuro, cassaintegrati ‘condannati’ alla disoccupazione, esodati ‘in attesa di giudizio’, pensionati prossimi alla fame e i pochi che lavorano tartassati. Insomma una situazione drammatica e deprimente. Il tasso di disoccupazione, tanto per snocciolare qualche dato reale è pari al 55%, il che significa che la metà del paese non lavora e probabilmente poco meno dell’altra metà è nelle condizioni di precarietà assoluta. E la parola precarietà è diventata l’altro nome della sofferenza. Le persone che hanno perso il lavoro fra il 2008 e il primo trimestre 2013 superano il milione. Tra questi non bisogna dimenticare che la fascia di età maggiormente colpita è stata quella tra i 40 e i 50 anni, molte delle quali donne, soprattutto nel mezzogiorno. Si tratta di una emergenza nazionale e il tempo stringe, “si rischia di tornare indietro di 50 anni,  un paese di emigranti senza futuro, senza lavoro” ha infatti affermato Angioletti.

Il governo assicura programmi di occupazione giovanile e possibili misure per far ripartire il lavoro, ma di fatto non ha realizzato finora azioni tangibili, il che spiegherebbe dunque “il leggero disappunto”, o forse meglio “l’enorme incazzatura” chiaramente palpabile tra i gruppi oggi presenti alla manifestazione, che hanno rivendicato una svolta concreta e non soltanto l’ennesimo tirare a campare e l’ennesima enunciazione di proclami senza alcun seguito.

Non bisogna infatti essere psicologi per capire che il lavoro è alla base dell’identità e dell’integrazione sociale della persona e che, senza lavoro chiunque si ritrova in una dimensione di sconforto e di depressione, perché senza lavoro è proprio l’insieme della vita non si regge in piedi. Il disoccupato, l’esodato, il cassaintegrato, il precario, vivono immobilizzati, incatenati, inchiodati  in un presente intollerabile in attesa di un futuro inesistente. La garanzia del lavoro è l’antidepressivo più forte che esista. Ed è ormai chiaro e dimostrato che la flessibilità non è la soluzione per far ripartire l’economia. “Lavoro è dignità, libertà e autonomia” ha affermato oggi la Camusso, il che significa riconoscere nel lavoro anche la principale forma di energia sociale, di bene comune, pubblico, di emancipazione, partecipazione e liberazione.

Insomma per tornare alle parole di Sandro Pertini chi si può considerare libero oggi? E forse sempre ricordando Pertini oggi avremmo bisogno di un “coraggioso e pragmatico guerrigliero” capace di portarci fuori dall’abisso in cui siamo sprofondati. 

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