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Salute. Glioblastoma. Promettenti risultati da una terapia sperimentale

La sperimentazione è per ora nella prima fase di studio

ROMA – I ricercatori del Duke Cancer Institute hanno recentemente pubblicato gli incoraggianti esiti preliminari di uno studio di Fase I, tuttora in corso, in cui è stata utilizzata una forma geneticamente modificata di Poliovirus (già usata per il vaccino) nella cura del Glioblastoma.
Il Glioblastoma (chiamato anche Glioblastoma multiforme) è il più comune e maligno tumore del sistema nervoso centrale. E’ costituito da un eterogeneo insieme di cellule tumorali astrocitiche scarsamente differenziate, si presenta solitamente negli emisferi cerebrali e colpisce soprattutto, ma non solo, gli adulti.

La nuova terapia sperimentale, nota col nome di PVSRIPO, si basa sul seguente presupposto: le cellule del Glioblastoma possiedano un’abbondante quantità di recettori che hanno l’effetto di attrarre il Poliovirus. È stata perciò geneticamente elaborata una forma di questo virus che è in grado di infettare e uccidere le cellule tumorali senza provocare alcun danno a quelle sane. Infuso direttamente all’interno del Glioblastoma, il trattamento innesca anche le difese immunitarie del corpo umano spingendole ad attaccare le cellule tumorali infettate dal Poliovirus.

I dati preliminari di questo studio, presentati alla riunione annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Chicago, 31 maggio-4 giugno 2013), si riferiscono a 7 pazienti colpiti da recidiva di Glioblastoma multiforme dopo essere stati precedentemente sottoposti al tradizionale trattamento per la malattia.
Dei pazienti presi in esame, 3 hanno risposto positivamente alla terapia mediante PVSRIPO e sono liberi dal tumore a distanza di, rispettivamente, 12, 11 e 5 mesi dal termine della cura.
In altri 2 pazienti il tumore è nuovamente comparso: nel primo caso dopo 4 mesi dalla fine della terapia, nel secondo dopo soltanto 2 mesi.
Gli ultimi 2 pazienti sono stati sottoposti alla cura, rispettivamente, negli ultimi 3 e 2 mesi, e sono tuttora liberi dalla malattia.
Occorre sottolineare che con i trattamenti per il glioblastoma attualmente a disposizione, il tasso di recidiva del cancro è di circa il 50%.

“I dati finora ottenuti sono molto interessanti”, ha affermato la dott.ssa Annick Desjardins, professore associato alla Duke University School of Medicine e membro principale dei ricercatori impegnati nello studio. “Le attuali terapie per il Glioblastoma presentano ancora forti limiti, non essendo in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e non riuscendo, spesso, ad attaccare specificamente il cancro. Il trattamento sperimentato sembra invece risolvere tali problemi, e siamo ansiosi di osservare ulteriori risultati man mano che andiamo avanti col nostro studio”.

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