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La Consulta dà ragione alla Fiom. Landini: “La Costituzione rientra in Fiat”

ROMA – Alla fine la Corte costituzionale ha bocciato Marchionne e la sua politica, così la Fiom rientrerà in fabbrica. La notizia è davvero importante e cambierà del tutto l’andamento dei rapporti tra Fiat e Fiom, sovvertendo completamente quelle che sin ora sono state le scelte aziendali.

Nei fatti La Consulta, con la sentenza di oggi, ha dichiarato illegittimo l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell’unità produttiva. La decisione è stata adottata come conseguenza del ricorso della Fiom contro la Fiat, proprio per l’esclusione dalla Rsa.La Fiom fece appello alla Consulta, sostenendo che l’articolo 19 confliggeva con alcuni principi cardine della Costituzione (articoli 2, 3 e 39, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale), in particolare il “divieto” di discriminazione sulla base dell’appartenenza a un partito o a un sindacato. La Consulta ha evidentemente ritenuto fondato il rilievo del sindacato.L’effetto immediato della pronuncia della Consulta dovrebbe essere l’ingresso dei delegati Fiom nelle Rappresentanze sindacali aziendali di tutti gli stabilimenti del gruppo.
Nello specifico la Corteha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, 1 c. lett. b della legge 20 maggio 1970, n. 300 (il cosiddetto ‘Statuto dei lavoratori’) nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”.Il sindacato di categoria – inoltre – aveva sollevato un contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione, ovvero sulla lesione del principio solidaristico, violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale.

“La Costituzione rientra in fabbrica. E’ una vittoria di tutti i lavoratori. Non ci sono più alibi: il governo convochi immediatamente un tavolo con la Fiat e tutte le organizzazioni sindacali per garantire l’occupazione e un futuro industriale. E’ ora che il Parlamento approvi una legge sulla rappresentanza”. Queste sono state le prime parole del segretario della Fiom, Maurizio Landini.
Il ricorso alla Consulta della Fiomfu l’atto finale dello scontro inaugurato nell’era Marchionne dall’uscita di Fiat da Confindustria e dalla nascita del contratto di gruppo, che le tute blu della Cgil non firmarono. Il Lingotto a quel punto negò la rappresentanza sindacale alla Fiom applicando alla lettera la disposizione dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. Il punto su cui si è espressa oggi la Corte Costituzionale riguarda proprioil contratto Fiat, partito dallo stabilimento di Pomigliano e poi esteso a tutto il Gruppo, il quale prevede che non esistano più le Rsu(le Rappresentanze sindacali unitarie, che vengono elette dai lavoratori), ma solo le Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali, che vengono nominate) che possono essere costituite, sulla base di quanto previsto appunto dallo Statuto dei lavoratori del 1970 (articolo 19), dalle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto. Di fatto, quindi, i sindacati che non firmano il contratto restavano fuori dalla rappresentanza in fabbrica.Sino ad oggi, giorno in cui questa impostazione è stata giudicata incostituzionale.
“Alla lunga la giustizia vince. Adesso chiederemo che ci siano dati gli strumenti per fare attività sindacale a Pomigliano”, ha commentato il responsabile del settore auto Fiom di Napoli, Francesco Percuoco. Di diverso tenore il parere di Giovanni Sgambati, segretario generale Uilm Campania che poteva risparmiarsi un gratuito quanto grave attacco alla Corte costituzionale: “Invece che semplificare, la decisione della Consulta rischia di complicare ancora di più le relazioni tra sindacati e imprese e aprire la strada ad una nuova stagione di ricorsi legali. Il paese rischia di perdere così la sua attrattività agli occhi delle imprese straniere che scapperanno ancora di più”. “La democrazia la si deve esercitare, non la si deve rivendicare – dice invece Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale Slai Cobas – : e la decisione della Consulta è una cosa positiva, che va in tal senso”.

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