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Pakistan, moratoria scaduta. Torna la pena di morte: 8mila esecuzioni

ISLAMABAD – Da quattro giorni in Pakistan è tornata in vigore la pena di morte. Doveva essere prorogata la moratoria che da 5 anni di fatto impedisce le esecuzioni capitali, ma così non è stato. Una decisione che ha smosso le critiche degli attivisti dei diritti umani. «Il nuovo governo ha deciso di riesaminare tutti i casi di condanna a morte» è stato il commento del portavoce del ministero degli Interni Umer Hameed, che ha escluso la possibilità di una amnistia generale per i detenuti su cui pende l’esecuzione. Almeno 8.000 in Pakistan sono i detenuti che rischiano l’esecuzione.

Amnesty definisce la decisione del neo governo, guidato dal conservatore Nawaz Sharif, come una «inquietante e retrograda tendenza» che «mette a rischio la vita di centinaia di persone». La moratoria era stata infatti Asif Ali Zardar, scalzato dalle sedi del potere assieme al Partito Popolare Pachistani dalla Lega musulmana pachistana (Pml-N) dell’ex premier Nawaz Sharif nelle sanguinose elezioni dello scorso maggio.

Alcune associazioni, tra cui la Human Rights Commission of Pakistan (Hrcp) ha richiesto ufficialmente al nuovo presidente che venga confermato quanto sancito con la moratoria dal suo predecessore. Possibili errori dell’apparato giudiziario ma anche le non migliorate condizioni a seguito delle passate esecuzioni tra gli argomenti posti a sostegno della richiesta di proroga della moratoria.

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