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Berlusconi detta la linea, partito unito si va avanti. Lettera di 70 senatori del Pd

ROMA – Berlusconi ha dettato la linea al Pdl durante la riunione dell’ufficio di presidenza convocata  a Palazzo Grazioli alla presenza del segretario Angelino Alfano, dei capigruppo di Camera e Senato Renato Brunetta e Renato Schifani, del coordinatore Denis Verdini, dei ministri Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin, Micaela Biancofiore.

Quello a cui il cavaliere tiene è far uscire l’immagine di un partito unito che continuerà a sostenere il governo Letta, sempre che si arrivi alla fatidica abolizione dell’Imu sulla prima casa e si eviti accuratamente l’aumento dell’Iva. Ma non solo. Il partito, che a settembre tornerà a chiamarsi Forza Italia come annunciato, tenterà di opporsi all’accanimento giudiziario subito dal suo leader Silvio Berlusconi. Insomma, il cavaliere si vocifera sia più che soddisfatto. D’altra parte anche l’appoggio del Pd, ieri non è venuto meno sia alla Camera che al Senato, scatenando una pioggia di polemiche.

La lettera dei 70 senatori del PD
Ragione per cui oggi 70 senatori hanno scritto una lettera. Il Pd deve avere uno «scatto d’orgoglio», bisogna smetterla di fare «autogol». Lo affermano settanta senatori Pd in una nota congiunta: «La distanza tra quanto comunicato in queste ore e ciò che davvero è accaduto e sta accadendo nelle aule parlamentari è davvero paradossale». Tra i firmatari figurano Francesco Russo, Valeria Fedeli, Claudio Martini, Rita Ghedini, Giorgio Tonini, Francesco Verducci, Miguel Gotor, Stefano Collina, Paolo Corsini, Vannino Chiti, Camilla Fabbri, Paolo Guerrieri, Stefano Esposito, Giorgio Santini, Angelica Saggese, Giancarlo Sangalli, Francesca Puglisi e Rosanna Filippin.

«Appare in gran parte incomprensibile – sottolineano –  l’occasione che sta perdendo il Pd di spiegare e valorizzare le scelte, certo faticose e non facili, dei suoi parlamentari. Siamo concordi nel giudizio critico sugli eventi di ieri, la drammatizzazione di vicende giudiziarie del leader di un partito, il Pdl, con toni e modalità che nessuno di noi ha condiviso. Piacerebbe, però, vedere uno scatto d’orgoglio da parte del Pd e che fossero comunicate meglio le nostre buone ragioni al Paese. A cominciare dalla fatica e dalla responsabilità nel sostenere un Governo chiamato a realizzare riforme a fronte di una crisi gravissima».

Aggiungono i settanta: «Sapevamo che non stavamo creando un governo di larghe intese con Merkel o Cameron, ma le condizioni di urgenza cui ci richiamava qualche settimana fa il presidente Napolitano non sono cambiate. È demagogico invocare il ritorno alle urne quando tutti sappiamo che il porcellum ci restituirebbe un parlamento altrettanto frammentato e ingovernabile. Non sosterremmo un minuto di più questa maggioranza se non pensassimo che possa produrre in tempi certi le scelte di cui il Paese ha bisogno. Ma oggi rivendichiamo che questa è la miglior scelta che si possa fare date le circostanze».

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