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Con i tagli al personale welfare in crisi

Cgil, Cisl e Uil: senza riorganizzazione non c’è revisione di spesa

ROMA – “I dati forniti dall’Istat confermano come i tagli al personale abbiano colpito pesantemente i settori che offrono servizi, indebolendo il welfare senza operare una vera riorganizzazione della Pa e soprattutto senza ridurre la spesa pubblica”. Con una nota congiunta Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili – segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa – commentano i dati del Censimento Istat su Industria e servizi, Istituzioni pubbliche e Non Profit, che ha quantificato la riduzione dei dipendenti pubblici in un -11,5% dal 2001 al 2011, con una contrazione secca di quasi 370 mila unità.

“Tra tagli agli organici e blocco del turn-over il numero dei dipendenti pubblici è sceso drasticamente, senza alcuna attenzione agli effetti sui servizi essenziali e socialmente sensibili offerti da enti locali e Regioni, come sanità e assistenza alla persona. Allo stesso tempo – continuano i quattro sindacalisti – la spesa pubblica ha continuato a galoppare, trascinata dalle spese per beni e servizi, cioè acquisti, appalti, consulenze e lavoro interinale. L’Istat stessa certifica un aumento del 18% dei lavoratori esterni”.

“I dati mostrano quanto sia controproducente ridurre ulteriormente il perimetro pubblico, che andrebbe invece rimodulato rendendo più moderni i servizi. Occorre investire in dematerializzazione e snellimento della burocrazia, eliminare le ridondanze, ridisegnare la rete dei servizi sul territorio e valorizzare le competenze”.

“Il miglior modo per risparmiare, e crediamo che su questo si debba concentrare il lavoro del Governo Letta e del ministro D’Alia nel confronto con le parti sociali, è rendere la nostra macchina pubblica più efficiente, garantendo ai lavoratori che la tengono in vita retribuzioni dignitose e non ferme al palo per un intero lustro. Serve una vera riorganizzazione – concludono Dettori, Faverin, Torluccio e Attili – senza tagli lineari a risorse e dotazioni organiche. E che scommetta in professioni e competenze”.

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