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Cna. Sei proposte per rilanciare l’economia in chiave green

ROMA  – Riformulare il carico fiscale su imprese e consumi per premiare chi inquina di meno. Investire in infrastrutture materiali, grandi e piccole, per raggiungere l’obiettivo di un paese più «green». Abolire il sistema di tracciabilità dei rifiuti che, in questi anni, è costato alle imprese oltre 400 milioni, tra costi diretti e indiretti.

Sono tre delle sei proposte avanzate dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa nel corso del convegno «Green economy e crescita», in corso questa mattina a Roma.

Artigiani e piccoli e medi imprenditori, al fine di utilizzare la green economy come volano di crescita e spingere ulteriormente il settore, propongono inoltre leggi che permettano di avere procedure più semplici e una gestione meno costosa delle imprese; interventi che possano avvantaggiare una produzione green rispetto a una meno verde. L’individuazione di una nuova rappresentanza sindacale, per la quale la Cna si candida, di cui questo settore ha bisogno e che non sia subordinata a interessi forti che frenino queste attività, una confederazione delle imprese verdi. Le imprese, ricorda la Cna, «aspettano risposte chiare e urgenti che il Governo deve impegnarsi a dare, per favorire una reale spinta alla ripresa. Green economy – si legge ancora nel documento che contiene le proposte – vuol dire operare per una riconversione complessiva dell’economia, in termini di compatibilità ambientale, sociale ed economica. Un’azione costante che punti a criteri di efficienza e qualità, di compatibilità e funzionalità».

Ricordando che in Italia esistono comunque segnali positivi, la Confederazione sottolinea che «le imprese italiane sono già avviate sulla strada del cambiamento». Tra il 2009 e il 2012, infatti, il 23,6% delle imprese con almeno un dipendente ha investito in tecnologie e prodotti green. Inoltre, nel corso del 2011, il 38% delle imprese che realizzano eco-investimenti hanno introdotto innovazioni di prodotto o di servizio e, nello steso anno, la quota di imprese che hanno esportato è stata pari al 37% contro il 22% di quelle che non investono nel green. Nei settori considerati più «green», infatti, la crisi è stata aggredita con la nascita di nuove imprese e con l’aumento degli occupati, come nel caso del comparto delle energie rinnovabili e del l’efficienza energetica. In edilizia, il mercato del recupero e del rinnovo ha vissuto una fase di profondo sviluppo e ha rappresentato, negli anni della crisi, l’unico sbocco per le imprese del settore. Negli ultimi quindici anni si sono realizzati 128 miliardi di euro di investimenti, di cui 60 negli anni della crisi. Le riqualificazioni assicurano il 60% del fatturato dell’edilizia e le 650mila imprese che operano nel comparto dell’edilizia fatturano quasi l’11% del prodotto nazionale lordo. «Ma consapevoli che ora è il sistema che deve trasformarsi e lo deve fare potendo contare su condizioni di contesto favorevoli, all’interno di una chiara strategia industriale, che sia coerente con gli obiettivi dell’Unione europea e con le drammatiche condizioni di occupazione e lavoro. I ritardi accumulati – conclude la Cna – devono essere superati con decisioni che possano orientare sicuramente la vita delle famiglie, i consumi e la produzione di beni e servizi».

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