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Dimissioni Calderoli, non molliamo la presa

ROMA – Ci sembra giusto ringraziare le oltre 170 mila persone che, sin qui, hanno già firmato il nostro appello per chiedere le dimissioni di Calderoli. Un grazie va pure a Change.org che, per l’ennesima volta, ci ha consentito di dare forza ad una grande campagna civile. Calderoli ha annunciato che non si dimetterà, anche perché: “La maggioranza dei gruppi non lo ha chiesto..”, e questo la dice lunga sugli opportunismi e le omissioni di gruppi e movimenti, vecchi e nuovi. Non si tratta di questioni di dettaglio, ma di una grande questione civile.

Le parole di Calderoli non sono “una infelice battuta”, ma l’espressione di un modo di essere, di un pensiero, di un linguaggio che é stato lungamente tollerato, considerato funzionale alla conquista del consenso, specie nel Nord. Questi atteggiamenti sono stati furbescamente condivisi, al massimo derubricati a manifestazioni di folklore verbale, simili alle esternazioni di Berlusconi sulla positività del fascismo.
Adesso è giunto il momento di reagire. Ai parlamentari chiediamo di insistere con la richiesta di dimissioni, di raccogliere le firme, di far conoscere i nomi di chi avrà dato l’adesione, di non mollare sino a quando il vicepresidente del Senato non sarà stato costretto a dimettersi. Per altro il suo socio Borghezio é stato pubblicamente censurato, anche in seguito alla campagna di Articolo 21 e alle vostre adesioni, da tutti i gruppi del Parlamento europeo.
Se e quando rimetterà piede alla presidenza lo lascino solo, facciano come il Milan che abbandonò il campo di Busto Arsizio beffando i contestatori razzisti.
Imitino i giudici di Padova che non si sono rassegnati al triste spirito dei tempi, hanno applicato la legge e hanno condannato la ex consigliera leghista che aveva auspicato lo stupro per la ministra Kyenge, sempre Lei, ma guarda che combinazione!
Per queste ragioni non solo non molleremo la presa, ma raddoppieremo aderendo anche alla civile e coraggiosa campagna lanciata dal settimanale “Famiglia Cristiana” per abrogare il reato di clandestinità, per dare continuità alle parole di Papa Francesco, per dare continuità alla commozione di un giorno, per rendere visibili le tante Lampedusa, in Italia e nel mondo. Insieme rilanceremo l’impegno per dare attuazione alla Carta di Roma, per espellere anche dai media le parole dell’odio, della esclusione, della negazione della dignità dell’altro.
Altro che questioni marginali, proprio a partire da questi temi, dagli F35, dalla tutela dei diritti umani (vedi la vergognosa vicenda del sequestro autorizzato delle due donne kazake), dalla salvaguardia dei valori costituzionali, sarà forse possibile costruire una nuova alleanza civile e culturale, ancor prima che politica.

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