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Conflitto d’interessi, ovvero spezzare l’intreccio tra politica, affari e media

ROMA – Siamo concordi nel giudicare i governi e le maggioranze anche sulla base dei loro atteggiamenti verso l’articolo 21 della Costituzione e sulla difesa dello stato di diritto da conflitti di interesse, bavagli, oscurità ed oscurantismi.

I “governi amici”, in questo caso, sono quelli che intendono riportare l’Italia in Europa, anche sotto questo profilo. Nell’ultimo ventennio poco si è visto. I governi, soprattutto quelli guidati da Berlusconi, non hanno risolto il conflitto di interessi, hanno accentuato il controllo politico sulle Autorità di garanzia e sulla Rai, hanno persino tentato di imporre le leggi bavaglio.

In queste ore Berlusconi ha chiesto garanzie su Giustizia e Informazione. Al di là della dietrologia dobbiamo amaramente prendere atto che il nome di Nicola Gratteri, magistrato impegnato nella lotta contro le mafie, é stato depennato dalla lista, e che al ministero dello sviluppo e della comunicazione, è andato alla signora Guidi, particolarmente gradita a Berlusconi, che ha sentito il bisogno di farci sapere: “Pur stando alla opposizione abbiamo un ministro di nostra fiducia”. Il sottosegretario Del Rio, vicinissimo al presidente Renzi, ha annunciato, come già aveva fatto Letta, che presto sarà presentata una proposta di legge sul conflitto di interesse.

Proposito lodevole e da incoraggiare; naturalmente una nuova legge dovrà affrontare e risolvere non solo i conflitti di interesse, ma lo specifico conflitto di interesse italiano rappresentato dall’intreccio tra politica affari e media, comprese le interferenze dei governi e dei partiti nella gestione diretta delle Autorità di garanzia e della Rai. Naturalmente questa legge dovrà poi essere votata anche dai portatori, sani e insani, del conflitto di interesse, a cominciare dai berlusconiani e dal loro capo. A meno che il governo non decida di accettare il soccorso dei possibili voti che potrebbero arrivare da Sel e da 5 Stelle.

Nel frattempo sarà il caso di nominare almeno un vice ministro alle comunicazioni che non solo vigili sui conflitti di interesse, ma che voglia recepire tutte le indicazioni europee in materia di liberalizzazione del mercato dei media, di normative anti trust, di autonomia industriale ed editoriale del servizio pubblico, per citare solo alcuni titoli. Per la verità, ammaestrati dalle esperienze passate, non coltiviamo grandi illusioni, ma, mai come in questo caso, ci piacerebbe essere smentiti, magari già nelle prossime ore!

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