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Fonsai. Tanti soldi per finanziare le costose passioni dei rampolli Ligresti

ROMA – Le passioni dei figlioli di Salvatore Ligresti, Giulia, Jonella e Paolo, assumono alla luce degli arresti di ieri un vero e proprio schiaffo alla povertà, specie in questo periodo di crisi economica. Da una parte la ricca classe dirigente italiana con le loro debolezze e i loro capricci, dall’altra milioni di persone senza speranze. Un vero e proprio paradosso.

E di passioni capricciose i figli di Ligresti ne avevano. Eccome. Una famiglia estremamente unita, caratterizzata da un legame ostentato con gesti pubblici di affetto e da una cortesia quasi di altri tempi, fanno notare i loro conoscenti. Persone che hanno portato avanti un’«opera di spoglio» ai danni del gruppo Fonsai causando danni «ingentissimi» secondo Matteo Caratozzolo, commissario nominato dall’Ivass.

Ammonta a oltre 160 milioni di euro il conto che le compagnie assicurative hanno presentato a Salvatore, Jonella, Giulia e Paolo Ligresti, contro i quali gli azionisti di Fonsai e Milano assicurazioni hanno già
votato una prima azione di responsabilità e si apprestano ad approvarne una seconda a fine mese.
Nove anni di consulenze giudicate «indebite», firmate dal fedelissimo ex a.d. Fausto Marchionni, hanno fruttato al capostipite della famiglia un extra quantificato in 42,25 milioni di euro. I cavalli, invece, la grande passione della figlia prediletta, Jonella (il nome, spiegava lei, deriva da Ione, diminutivo del nome della nonna Consolazione). Amazzone tra le più apprezzate in Italia, ai quasi 10 milioni di emolumenti raccolti dal 2008 al 2011 ha aggiunto sponsorizzazioni per 4,76 milioni di euro a ‘Laita«, società – scriveva Caratozzolo pochi mesi fa – »avente quale oggetto sociale l’allevamento di cavalli da corsa al fine di partecipare a concorsi ippici«, tra cui Toulon, il suo destriero più amato.

Per Giulia, la più glamour delle Ligresti, la moda era invece l’occupazione prediletta. Creatrice della ‘Gillì (contrazione delle iniziali del suo nome), vantava anni fa persino una boutique nel quadrilatero
della moda di Milano ma si è dovuta arrendere e oggi anche il marchio è finito in vendita. D’altra parte, l’attività della firma di alta moda era sostenuta da un ingegnoso «progetto di marketing» che abbinava alle borsette un pieghevole informativo sulle polizze antiscippo di Fonsai; senza che mai ne fosse evidente la convenienza, per la pubblicità Fonsai ha sborsato negli anni circa 1,2 milioni di euro.  Il settore immobiliare, certo eredità del padre, il pallino del più giovane dei Ligresti, Gioacchino Paolo: descritto nei mesi della tormentata fusione con Unipol come «il ribelle» della famiglia, tra i tre fratelli era quello che più amava dilettarsi con attività di carattere imprenditoriale, racconta chi lo conosce bene. Sposato e padre di quattro figli, risiede dal 1996 in Svizzera (nei bilanci delle compagnie assicurative, il suo stipendio era sempre riportato in franchi). Grande sportivo, siede anche nel cda del Milan e amava giocare a golf nel resort di famiglia, in Sardegna.  Proprio l’isola è una delle grandi passioni che li accomuna: l’estate dei Ligresti prevedeva sempre un passaggio al ‘Tanka villagè di Villasimius, al punto che le vacanze nell’amata Sardegna erano una delle richieste presentate nel famoso ‘papellò firmato dall’amministratore delegato di
Mediobanca, Alberto Nagel.

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