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Lavoro. Scade termine su linee guida stagisti. Regioni chiamate a deliberare

ROMA – Mancano quattro giorni alla scadenza che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo a 300 mila stagisti e ai tanti giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Entro mercoledì 24 luglio, infatti, le Regioni sono chiamate a recepire le nuove ‘Linee guida per la regolamentazione dei tirocini’, chiamati anche stage, approvate dalla conferenza Stato Regioni lo scorso gennaio, così come previsto dalla riforma Fornero.

Sono i giovani della Cgil a ricordare questa cruciale scadenza che arriva dopo una lunga mobilitazione, da loro promossa in questi mesi, contro gli stage truffa ‘Datevi una regolata!’, accompagnata da precise proposte.

Come ricorda Ilaria Lani, responsabile delle politiche giovanili del sindacato di corso d’Italia, l’obiettivo della campagna promossa, nonché delle effettive deliberazioni in materia di stage da parte delle Regioni, “è quello di contrastare l’uso improprio dei tirocini, favorire l’inserimento lavorativo e garantire una indennità minima per gli stagisti. Troppo spesso infatti lo stage è una forma di lavoro gratuito e non facilita affatto l’inserimento: basti pensare che secondo i dati di Unioncamere solo 1 su 10 viene assunto al termine dello stage”.

Ma al momento qual è lo ‘stato dell’arte’ a poche ore dalla scadenza? I giovani della Cgil hanno monitorato l’andamento delle regioni, come cioè queste ultime hanno recepito le Linee guida dello scorso gennaio, e questo è il quadro. Se Toscana e Abruzzo si erano avvantaggiate facendo da apripista con proprie leggi, ad oggi hanno recepito le linee guida solo 7 Regioni: Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata. Si attende la definizione della nuova normativa in Liguria, Marche, Trentino, Sardegna, Lombardia, Calabria, Molise, dove è in atto la concertazione con le parti sociali o la discussione in Consiglio Regionale.

Nel merito delle decisioni assunte, i giovani della Cgil rilevano come la maggior parte delle regioni ha introdotto una indennità minima di 400 euro, salvo il Piemonte con 600 euro rimodulabili a seconda dell’impegno orario e il Veneto che ha preferito optare per 300 euro comprensivi di buono pasto in alternativa ai 400. L’indennità, inoltre, è a carico dell’azienda ospitante, salvo l’eventuale cofinanziamento della Regione. In alcune Regioni poi sono stati previsti incentivi alle assunzioni per chi ha terminato il tirocinio e misure di controllo e monitoraggio sulla qualità dei tirocini. Le normative regionali infine si discostano tra di loro sulla durata massima dei tirocini di inserimento (6 o 12 mesi) e sul numero minimo di dipendenti necessario per ospitare un tirocinante.

Non hanno ancora risposto all’appello regioni come l’Umbria, il Friuli Venezia Giulia, la Valle D’Aosta e la Sicilia dove, nonostante le numerose richieste di incontro, non è partito il confronto. “Proprio in Sicilia – aggiunge Lani – i giovani della Cgil avevano presentato una legge di iniziativa popolare per regolamentare i tirocini e hanno annunciato, in assenza di risposte, una manifestazione con tanto di accampamento davanti alla sede dell’Ars, alla vigilia della scadenza, martedì 23 Luglio”. Ultimo passaggio, infine, il rapporto tra la mancata adozione delle Linee guida e il recente decreto lavoro, in questi giorni all’esame del Senato. Il dl, spiega Lani, “in assenza di norme regionali fa salva la legislazione nazionale antecedente, ma a ben vedere la discordanza tra le differenti discipline mette a serio rischio la parità di trattamento sul territorio nazionale. Occorre quindi – conclude – garantire regole uniformi e reali opportunità di inserimento, piuttosto che moltiplicare e reiterare il malcostume degli stage truffa”.

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