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Monti, dalla scissione alle dimissioni (ritirate)

ROMA – Quando Mario Monti era il salvatore del Paese tutti stavano con lui, in primis Pier Ferdinando Casini, il quale aveva fiutato nel professore la possibilità di risollevare il suo partito nei sondaggi e fare da ago della bilancia nel futuro Parlamento.

Ma non è andata così. La fusione Udc – Scelta Civica è stata un fallimento, il responso elettorale disastroso. Si è arrivati al 10% per un pelo e il rischio di restare fuori dalla Camera è stato elevatissimo.
Visto come sono andate le cose c’era da immaginare che i due partiti avrebbero poi seguito strade differenti, e nei fatti è proprio quello che sta succedendo. Ora Casini e Monti, sono ex alleati e in competizione tra loro per il voto dei moderati. Il clima tra i due soggetti politici e davvero da cortina di ferro, infatti è bastato che il portavoce di SC, Olivero, partecipasse ad un convegno dell’Udc per far volare gli stracci in “casa” Monti. Tanto da portare il professore a dare nella notte le dimissioni, poi rientrate.  Ma solo dopo che i parlamentari, in particolare Alberto Bombassei e il ministro della Difesa Mario Mauro gli hanno letteralmente impedito di uscire dalla sala chiedendogli di restare.

La riunione fiume, di ben cinque ore, ha avuto il suo culmine verso la fine quando l’ex premier, dopo una serie di attacchi da parte dell’ala cattolica del partito, si è detto “disgustato e profondamente amareggiato” dalla mancanza di fiducia dimostrata verso di lui, e ha chiesto al notaio di ratificare le sue dimissioni. Poi si è avviato verso l’uscita per essere fermato all’ultimo minuto.
Gli attacchi dell’ala cattolica che fa riferimento all’ex ministro Andrea Riccardi sono stati una reazione alla decisione di Monti di rimuovere Andrea Olivero dal mandato di coordinatore politico per affidargli l’incarico di formare un gruppo di lavoro che porti, in settembre, a un documento di nuovo indirizzo di Scelta Civica. Anche perché, è il ragionamento di chi è vicino all’ex premier, “se non decidiamo dove e come andare il partito così com’è non va”. Schierati con il professore i montezemoliani di Italia Futura, in passato critici nei confronti di Monti. Con le dovute proporzioni lo scontro ricorda quelli che in passato si sono svolti fra le aree cattoliche e liberali dei moderati italiani.

La decisione di Monti di destituire Olivero è stata interpretata come un pretesto dai cattolici di Scelta civica, che hanno accusato il professore di “processo alle intenzioni e di punire un reato d’opinione”, ovvero la partecipazione dello stesso Olivero a un convegno promosso dall’Udc venerdì scorso. Ma il problema resta: “Monti sente che una parte del partito, quella cattolica, gli ha voltato le spalle”, dice un deputato di Scelta civica. Quindi il futuro politico del professore e le forme di partecipazione di Scelta civica alle prossime elezioni europee restano avvolte nella totale incertezza.
La matassa sembra ancora ingarbugliata, e per niente facile da districare. Che dopo la scissione dall’Udc il partito di Monti si stia preparando ad una ulteriore scissione, questa volta interna? E’ possibile. Certo che per un partito che si pone come obiettivo l’unione dei moderati italiani cominciare dalla scissione nella scissione non è certo un buon viatico.

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