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Repubblica Ceca, il Parlamento boccia il governo tecnico. Verso nuove elezioni

PRAGA – Elezioni anticipate sempre più probabili in Repubblica Ceca. Il Parlamento ceco ha infatti negato la fiducia al governo tecnico guidato dal primo ministro Jiri Rusnok. Solo 93 i voti espressi in favore dal prescelto di Milos Zeman, 100 i contrari. L’ipotesi che la legislatura non arrivi alla naturale decadenza del giugno 2014 è sempre più certa. La costituzione ceca non è molto dissimile da quella italiana, e in caso di crisi politica prevede che il presidente delle repubblica dia l’incarico a d un altro primo ministro che deve ottenere la fiducia parlamentare. Ora la palla torna a Zeman, che per costituzione ha la possibilità di fare una seconda nomina. Ma l’ipotesi appare improbabile.

In molti ricorderanno le dimissioni dello scorso 16 giugno di Petr Nečas, l’ex primo ministro che assieme al suo braccio destro Jana Nagyova, sono stati costretti a lasciare i propri incarichi a seguito delle accuse di corruzione, abuso di potere, appalti fraudolenti e intercettazioni fraudolente. Un mix di malaffari e politica che ha portato agli arresti la Nagyova, che oltre ad esser capo di gabinetto era anche amante del premier ceco.

Da quel momento in poi il giro di consultazioni aveva fatto cadere la preferenza del “governo del presidente” per il suo ex consulente economico. Ma la nomina di Zeman (che affonda le sue radici nel centrosinistra) non ha trovato riscontro nel Parlamento (a maggioranza centrodestra). Secondo gli esperti, infatti, i Civici Democratici di Nemcova (ODS), il gruppo di destra TOP 09 e i centristi di LIDEM non avrebbero mai accettato la nomina di Rusnok, bensì avrebbero preferito proprio la Nemcova: una donna considerata vicina a Nečas, ma che non era stata nemmeno sfiorata dagli scandali. Motivo per cui avrebbe potuto rinsaldare l’asse di maggioranza.

Ma Zeman ha voluto dar vita a quello, anche nelle proteste di piazza è stato definito un “governo fantoccio” che altro non rappresentava che le ambizioni di Zeman, che secondo parte della critica avrebbe valicato i poteri che la costituzione gli ha concesso. Motivo per cui i principali partiti potrebbero già cominciare a parlare di una data per le nuove elezioni, che in molti vedrebbero di buon occhio in un periodo compreso tra ottobre e novembre prossimo.

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