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Rifiuti Falcognana. Un incubo senza risveglio

ROMA – Per i cittadini la vicenda della nuova discarica a Falcognana si sta trasformando in un vero e proprio incubo senza risveglio. Un secondo incubo, a dire il vero,  a soli 10 anni  di distanza dal primo, quando nel 2003 l’Ecofer fu autorizzata ad aprire la discarica di rifiuti speciali. Resterà per pochi anni, avevano promesso le amministrazioni dell’epoca. Invece, eccola, operativa al 100% e nel medesimo luogo dove dovrebbe sorgere quel nuovo invaso, capace di contenere  900mila metri cubi di monnezza a due passi dal terzo Santuario più visitato d’Italia, il Divino Amore.

Insomma un affare sporco che ricadrà ancora una volta sulla pelle dei cittadini, gli stessi che anni fa si opposero alla Ecofer. Fosse solo quella. Non tutti sanno che nell’arco di 10 chilometri ce ne sono altre 22 di discariche di vario tipo e che ogni giorno parte dell’immondizia romana finisce proprio qui.
La scorsa notte al Presidio anti discarica al chilometro 15 dell’Ardeatina il clima non era dei migliori. Nonostante le rassicurazioni,  l’accordo raggiunto per realizzare la discarica a Falcognana ha alzato ulteriormente la preoccupazione dei presenti.
Non è un caso se le misure di sicurezza  davanti al presidio  sono aumentate con tanto di camionette della Polizia cariche di celerini e agenti della Digos in borghese.  Alessandro Lepidini, portavoce  del presidio No Discarica Divino Amore, ha detto di non avere nessuna intenzione di abbassare la guardia ed ha iniziato lo sciopero della fame ad oltranza finchè il ministro Orlando non ascolterà le ragioni del presidio.
E nemmeno i tantissimi cittadini vogliono arrendersi a questo tragico destino che sanno bene, come l’inizio di un cancro incurabile, divorerà a poco a poco quest’area pregiata dell’agro romano dove la cultura e la tradizione contadina vengono tramandati di generazione in generazione. Allevamento, pastorizia, agricoltura d’eccellenza, l’agro romano è soprattutto questo, con tanto di case rurali trasformati in agriturismi. Ettari ed ettari di campi coltivati la cui fine si perde all’orizzonte quando si volge lo sguardo verso il mare.
Era questa l’Italia che avevamo sognato? Erano queste le politiche che ci aspettavamo quando dentro una cabina elettorale mettevamo la croce sul nostro candidato preferito?
Sinceramente auspicavamo a qualcosa di meglio adesso come allora, perchè oggi più che mai la discarica è una strada alternativa superata, altamente nociva per il territorio e per la salute dei cittadini. Lo sanno anche i muri.
Insomma è finito il tempo di ricordare  gli errori passati o le azioni mancate, alle guerre di quartiere, opuure gettarsi a testa china sulla prima soluzione che passa. Adesso la necessità prioritaria è quella di pensare con buon senso  al futuro imminente, considerando la discutibile eredità che lasceremo alle nuove generazioni e allo standard di vita che nel bene e nel male incideranno profondamente nelle loro esistenze. Ci vorrà tempo. Ma quanto, se continuiamo a ricadere sempre sugli stessi errori, trovando soluzioni che vanno sempre contro al dissenso popolare. E poi ci vogliono garanzie per i cittadini, perchè sono loro i veri diretti interessati. nessun altro.
Garanzie vere e non quelle che, come esperienza insegna, cadono nell’oblio trascorso un po’ di tempo. Nessuno osa fare pronostici al momento su come si concluderà questa intricatissima vicenda, che ha risvegliato gli animi e le coscienze di chi qui è nato e cresciuto.
Ieri sera al presidio c’era molta incredulità e anche rabbia. C’erano famiglie, donne, uomini anziani e ragazzi di ogni età che prima d’ora non avevamo mai manifestato per un loro diritto, quello alla salute. Rispettare e venire incontro alle richieste di un gruppo di cittadini travolto dagli eventi è un obbligo civile e morale. Viene da chiedersi cosa sia rimasto di quella frase che molti pronunciano durante la loro campagna elettorale: la politica deve ripartire dal basso. Allora questa occasione andrebbe presa al volo. Ed è proprio questo che si aspetta ogni cittadino di questa Italia sempre più malconcia. Anche quello che ieri sera ha gridato la sua protesta a squarciagola ed ora è rimasto con un filo di voce.

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