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Discarica Divino Amore. Il mistero di tanta ostinazione

ROMA – Perché tanta ostinazione sul realizzo della discarica al Divino Amore? Se lo chiedono in molti, visto che la gestione dell’immondizia è da sempre un business milionario. 

Sarà il caldo opprimente  o forse la ipotetica puzza profumata del “terriccio”,  ma le domande senza risposta sono ancora ferme al fatidico 25 luglio, giorno in cui si scoprì, almeno così fu per i cittadini, che la discarica sarebbe sorta proprio nel bel mezzo dell’Agro romano, area protetta da vincoli paesaggistici grazie al decreto Bondi e non ultimo dal parere negativo del MIBAC che ha consegnato una relazione  ad oggi secretata.

Intanto, non si conoscono neppure i motivi per cui la nuova Malagrotta dovrebbe nascere qui, visto che la relazione del commissario straordinario Goffredo Sottile rimane non accessibile al pubblico. Insomma, non la può vedere nessuno, se non chi ha le competenze istituzionali e chi l’ha vista, come Andrea Santoro, presidente del IX Municipio l’ha definita “scadente”. Ma non solo. Non si conoscono neppure i motivi per cui sono stati scartati a priori i siti degli ex poligoni militari, visto che solo nella zona nord del Lazio – come ci ha raccontato l’ingegnere Giorgio Biuso, che dal 1992 si occupa di individuare siti alternativi a Malagrotta – lo Stato dispone di ben 4.000 ettari, lontani dai centri abitati che – secondo Biuso – potrebbero essere operativi nel giro di poco  più di un mese. 

Invece, secondo il ministro dell’ambiente Andrea Orlando – come emerge dall’intervista di oggi rilasciata a Repubblica –  “i siti militari messi a disposizione della difesa non risultano essere praticabili”. Ma anche in questo caso i motivi non sono dati a sapere. Quindi il ministro ribadisce che  “non ci sono dubbi sull’individuazione della Falcognana e restano solo alcuni aspetti tecnici da approfondire”.

In più, l’ingegnere Biuso ha posto l’accento sull’inadeguatezza dei macchinari in esercizio per lo smaltimento dei “tal quale”, dubbio sul quale si è interrogato anche  Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Assemblea capitolina, che ha dichiarato: “È vero che l’obsolescenza dei macchinari in esercizio non potrà svolgere il regolare smaltimento nelle norme previste dal ministero dell’Ambiente, o che le dimensioni dell’area danno da subito l’idea di provvisorietà del sito?” E ha aggiunto: “Tutte queste criticità devono essere affrontate all’interno di un tavolo che raccolga tutte le parti interessate: comitati di quartiere, società civile e comitati scientifici. L’invito che voglio fare al commissario Goffredo Sottile è agevolare un colloquio a più voci tra tutti i soggetti interessati”.

Tuttavia i giochi sembrano essere stati fatti. Stando sempre alle dichiarazioni del ministro Orlando su Repubblica il sito dell’Ardeatina si farà, anche se sarà un sito di servizio e necessariamente dovrà essere individuato un altro sito. Ma non solo. Dalle parole del ministro si evince che parte della “monnezza” potrebbe continuare ad essere spedita all’estero.

C’è un altro fatto che però non torna. L’Ecofer, attuale gestore del “fluff”, ha ribadito al commissario il proprio “no” ad aprire la propria discarica ai rifiuti di Roma. Ieri, la stessa Ecofer, in un comunicato stampa,  ha sottolineato la propria contrarietà: “l’attuale impianto di smaltimento dei rottami auto è parte integrante di un processo industriale  che non può essere interrotto a norma degli articolo 41 e 42 della Costituzione e del principio di tutela dell’Ambiente”. E non è tutto. “La società ha dimostrato l’impossibilità tecnica e materiale di fare del sito la discarica di Roma, sia per le dimensioni che per la struttura dell’impianto esistente”. Inoltre la Ecofer, secondo quanto riportato da Il Messaggero, avrebbe cambiato la sua ragione sociale, proprio il 5 agosto, ovvero una  settimana dopo l’annuncio del Prefetto Sottile, cedendo il 60% delle quote a una società schermata. Alla luce di questa notizia il consigliere Pdl alla regione Lazio Pietro Di Paolo,  ha scritto ai presidenti della Camera dei Deputati e del Senato Laura Boldrini e Piero Grasso: “Sulla discarica all’Ardeatina e sul mistero dei titolari si deve fare assolutamente chiarezza, vista la delicatezza dell’argomento.”. E richiede inoltre che  “venga nominata in tempi rapidi la commissione bicamerale Ecomafie, che dovrà poi tenere un’audizione sulla vicenda al fine di fugare ogni dubbio in merito”.

“In attesa della nomina della commissione, – ha aggiunto Di Paolo –  ritengo opportuno si svolga anche nei prossimi giorni una audizione parlamentare alla presenza del ministro Orlando. Allo stesso tempo, come avevamo già accennato nelle settimane scorse, richiederò la convocazione urgente della commissione ambiente in Regione alla presenza del commissario Sottile. È il momento di affrontare con determinazione -ed entrando nel merito – tutti gli aspetti di questa vicenda senza più tentennamenti e titubanze. Basta con le risposte vaghe e superficiali. Inoltre, finché su tali temi relativi al sito di Falcognana non verrà fatta assoluta chiarezza, credo sia giusto e opportuno che ogni atto in corso venga stoppato”.

Nel frattempo il presidio NO Discarica Divino Amore, continua a resistere a questo progetto “scellerato” e per  un giorno la protesta a oltranza dei comitati si trasformerà in festa: “Ferragosto in discarica” è l’appuntamento con degustazioni dei prodotti alimentari delle aziende agricole limitrofe per sensibilizzare i romani alle ragioni della protesta. E poi dibattiti e confronti dalle 18 fino a tarda notte Agro Romano e prodotti tipici contro discarica. 

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