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Egitto. Situazione incerta. Arrestato il leader dei Fratelli Musulmani

IL CAIRO – In Egitto la situazione rimane ancora  incerta e imprevedibile, come sottolinea l’ambasciatore d’Italia al Cairo, Maurizio Massari.  “Queste indicazioni di cautela restano  anche se il numero di manifestazioni, la quantità delle persone che partecipano e il livello di violenza si sono abbassati rispetto ai giorni precedenti”.

La «previsione» del rappresentante diplomatico è che «avremo comunque ancora una continuazione di questi disordini a singhiozzo, non necessariamente ogni giorno, con numeri più limitati e in focolai più circoscritti e localizzati». L’invito che ha rivolto agli italiani Massari è quello di rispettare in particolare il coprifuoco imposto dalle autorità egiziane, in vigore «dalle 7 della sera alle 6 della mattina e che viene applicato in maniera sempre più rigida».

 
Blitz nella notte. Arrestato Mohamed Badie

 Mohamed Badie, la guida suprema dei Fratelli musulmani d’Egitto (la confraternita del presidente islamista egiziano Mohamed Morsi destituito dall’esercito), è stato arrestato nella notte tra lunedì e martedì al Cairo. Lo ha annunciato un alto responsabile della sicurezza, nel sesto giorno di sanguinosa repressione delle manifestazioni pro-Morsi.

Il leader dell’influente confraternita è stato catturato in un appartamento vicino a piazza Rabaa al Adawiya, dove più di 280 sostenitori di Morsi sono stati uccisi mercoledì nel corso della prima operazione di polizia ed esercito contro i cortei di manifestanti islamisti: lo ha confermato il ministero degli Interni alla televisione di stato.   Le televisioni pubbliche e quelle private egiziane, che sostengono quasi unanimemente la presa di potere dei militari, hanno diffuso nella notte le immagini di Badie, 70 anni, bloccato dalla polizia e seduto in un ufficio, con l’aria prostrata e con indosso una jalabiya, la tradizionale lunga tunica bianca.

La giustizia egiziana aveva ordinato il suo arresto per «istigazione alla violenza», insieme con quello di vari altri dirigenti di punta dei Fratelli Musulmani, il 10 luglio, una settimana dopo che l’esercito aveva destituito e arrestato Morsi, il primo capo di stato egiziano eletto democraticamente. Da sei giorni, le autorità create dell’esercito hanno ordinato la dispersione sistematica – spesso nel sangue – di ogni manifestazione dei fedelissimi di Morsi. Gli scontri con le forze dell’ordine hanno provocato in tutto quasi novecento morti dall’assalto di piazza Rabaa di mercoledì, in maggior parte civili che appoggiano i Fratelli Musulmani, uccisi a colpi di arma da fuoco.

Il potere ha concesso da quattro giorni l’autorizzazione a poliziotti e soldati di aprire il fuoco sui manifestanti che se la prendono con le forze di sicurezza e i beni pubblici. Il capo delle forze armate e nuovo uomo forte dell’Egitto, il generale Abdel Fatah al Sissi, ha ribadito domenica che il suo Paese «non si piegherà» di fronte ai terroristi, come potere e organi di informazione definiscono i Fratelli Musulmani.

La Ue preoccupata

«C’è molta preoccupazione per quanto accade in Egitto specialmente per le violenze in atto: i diritti umani non vengono rispettati e questa è la cosa che ci preoccupa di più. In più c’è il problema del flusso migratorio clandestino verso il settore sud dell’Europa». Lo ha detto  il vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani. E ha sottolineato: «A noi europei interessa la stabilità dell’Egitto, continueremo a fare la nostra parte per favorire la crescita economica, ma più di questo non c’è molto da fare quando esplode una guerra civile, per questo non credo che si possa dire che l’intervento dell’Europa è tardivo». Al vaglio dell’incontro di domani a Bruxelles, ha ricordato, l’ipotesi di stop agli aiuti.

«Domani – ha riferito Tajani – i ministri degli Esteri europei prenderanno delle decisioni, ci sono in ballo 5 miliardi di aiuti previsti con le prospettive finanziarie 2014-2020, vedremo cosa si deciderà». Sulla possibilità di una sospensione degli aiuti finanziari all’Egitto, data la situazione, Tajani ha affermato: «È una delle ipotesi al vaglio dei ministri degli Esteri, l’Europa può intervenire, ma non in maniera determinante, perchè tutto dipende dai problemi interni, da conflitti storici latenti nella società». Tajani ha concluso: « vogliamo che vengano rispettati i diritti civili e religiosi di tutti, i cristiani non possono essere le vittime sacrificali di questo scontro».

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