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Siria. L’attacco non convince Russia e Cina

ROMA – Un probabile attacco militare contro la Siria, non convince la Russia e neppure la Cina. I due Paesi, infatti, concordano nel ritenere che la crisi siriana debba essere risolta «esclusivamente» attraverso negoziati: lo ha ribadito il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov.

Parlando davanti agli studenti dell’università moscovita ‘Mgimò, il ministro ha puntualizzato che sia Mosca sia Pechino sono «contrarie al tentativo di un ritorno al linguaggio degli ultimatum e al rifiuto delle trattative». I due Paesi, a detta del capo della diplomazia del Cremlino, difendono «soluzioni esclusivamente negoziali» anche per altri dossier sensibili dell’agenda internazionale, come il programma nucleare iraniano e quello nordcoreano.
Ma non solo. Non convincono neppure le prove fornite dagli Stati Uniti sull’uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco. “Quello che ci hanno mostrato in precedenza e più di recente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente»,   ha dichiarato il ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov.
Tuttavia la Russia ha inviato una nave da ricognizione della sua Flotta del Mar nero verso la Siria. Mosca ha mostrato seria preoccupazione di fronte alla minaccia statunitense di intervento armato contro il regime di Damasco, del quale è alleato. La Russia controlla in Siria, a Tartus, la sua unica base navale all’esterno dell’area ex sovietica.

Anche il governo cinese si è detto «fortemente preoccupato» per l’eventualità di una «azione militare unilaterale» contro la Siria, ribadendo come solo «una soluzione politica» possa mettere fine alla crisi siriana. Pechino «si oppone all’utilizzo di armi chimiche da parte di chiunque», ha spiegato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, aggiungendo che l’Amministrazione Obama ha fornito alla Cina le prove raccolte sull’uso degli arsenali proibiti, ma senza dare alcuna indicazione sulla credibilità accordata loro dalle autorità cinesi.

Intanto il governo siriano ha chiesto al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di «impedire ogni aggressione» nei confronti di Damasco.
«Il governo siriano chiede al Segretario generale dell’Onu di assumersi le proprie responsabilità e di agire in modo da impedire ogni aggressione nei confronti della Siria e progredire verso una soluzione politica pacifica della crisi», scrive l’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar al-Jaafari, in una lettera indirizzata a Ban.

«Il Consiglio di Sicurezza deve impedire ogni uso sconsiderato e contrario al diritto internazionale della forza: il governo siriano ribadisce di non aver mai fatto uso di armi chimiche» prosegue la lettera, nella quale si afferma che «il mondo si attende che gli Stati Uniti svolgano il proprio ruolo di garanti della pace preparando con serietà la Conferenza di Ginevra sulla Siria, e non comportandosi come un Paese che ricorre alla forza militare contro coloro che sono contrari alla loro politica».

Per ora quindi nessun attacco. Bisognerà attendere il via libera del Congresso, come richiesto dall’Amministrazione Obama.

A dar manforte alle tesi interventiste americane e dei “volenterosi” è giunta oggi la dichiarazione del segretario generale Nato Nders Fogh Rasmussen. “Restare fermi darebbe la risposta sbagliata ai dittatori di tutto il mondo” quindi “la comunitá internazionale deve rispondere” alle prove di attacco chimico a Damasco. Che ha aggiunto come “le prove di intelligence sono state condivise tra gli alleati” e che la risposta, in democrazia, deve seguire le regole democratiche ma che essa “deve evitare che in futuro ci siano altri attacchi con armi chimiche”. Si tratta di un cambio di strategia per il vertice dell’ patto atlantico, che nei giorni scorsi aveva detto di “non vedere un ruolo della Nato in ambito di una risposta in ambito di una risposta al regime siriano”.

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