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Bolzaneto. Cassazione, un catalogo degli orrori

ROMA- «Cibo e acqua» furono «negati» ai reclusi nella caserma di Bolzaneto nei giorni successivi al G8 di Genova del 2001. Lo mette nero su bianco la Cassazione, nelle motivazioni della sentenza emessa lo scorso giugno, con cui dichiarò prescritti i reati contestati alla maggior parte degli imputati – 44 tra agenti e medici della penitenziaria, poliziotti e carabinieri – rese definitive 7 condanne e pronunciò 4 assoluzioni. A «diversi detenuti» venne anche imposto di «orinarsi addosso per essere per essere loro vietato l’accesso al bagno».

La Suprema Corte evidenzia la «mancanza di qualsiasi valida ragione per negare a persone affamate e assetate quel minimo di conforto cui si sarebbe potuto provvedere attingendo l’acqua dai rubinetti dei bagni e prelevando cibo dalla mensa o dai distributori automatici».

Ma non è tutto. – Le «violenze private» commesse sui no-global nella caserma si concretizzarono anche «nella costrizione a inneggiare al fascismo». È quanto si legge ancora nella sentenza che conferma la responsabilità di gran parte degli imputati – poliziotti, carabinieri, agenti e medici penitenziari – già sancita dalla Corte d’appello di Genova. Insomma un vero e proprio «catalogo degli orrori» quello ricostruito, pagina dopo pagina, dai giudici: «lesioni con gas urticante», «percosse con calci, pugni schiaffi e colpi di manganello», «minacce» di vario tipo: una «chiara visione» di quello che stava accadendo non poteva non emergere dall’«aspetto atterrito e
sanguinante degli arrestati», dal «modo in cui venivano apostrofati e trattati dai loro seviziatori», dalle «urla di dolore delle vittime» e appunto, da «canti e suoni inneggianti al fascismo che provenivano ora dall’esterno della caserma, ora dal corridoio».

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