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Manifestare libera la coscienza

ROMA – Ha detto bene oggi il Papa quando ha parlato anche di crisi ecologica, per la precisione di crisi dell’ambiente, perchè ormai da una parte il profitto e dall’altro l’incoscienza, spesso dettata da una buona dose di ignoranza, si va mettendo sempre più in discussione l’essenza e gli equilibri per cui l’uomo vive su questo martoriato pianeta.

Ci ricolleghiamo al fatto che ieri un manipolo di persone contraria alla nuova discarica che dovrebbe sorgere alla Falcognana, è scesa nel cuore di Roma da una remota periferia della capitale  portando in piazza migliaia di persone. Un risultato davvero inaspettato che oggettivamente va riconosciuto agli organizzatori, la cui unica fede è stata quella di credere che salvaguardare il loro unico bene prezioso, ovvero il territorio in cui vivono e lavorano, è diventato un atto legittimo. Un riconoscimento alla dignità in un periodo drammatico come quello che sta attraversando il paese tutto, che ha trovato sponda in altri luoghi distanti che vivono la medesima condizione.

Eppure oggi parlare di ambiente, di ecologia, di salvaguardia, di tutela, sembra sia diventato un qualcosa di pericoloso, di sconveniente, di inopportuno. E’ un fenomeno dal quale è sempre meglio restare alla larga, perchè ogni parola, ogni azione potrebbe essere distorta, incompresa e addirittura manipolata ad arte per chissà quali doppi fini. D’altra parte appena sfiori l’argomento nella maggior parte dei casi si aprono enormi vasi di pandora da cui escono segreti che  possono portare alla scoperta di verità inconfessabili che stanno dietro  alle reali intenzioni che portano alla distruzione di un territorio. Territorio, spesso sacrificato per far spazio al cosiddetto apparente “progresso”, che muove ingenti somme di denaro che arricchisce pochi eletti e le cui conseguenze ricadono inevitabilmente non solo sulle tasche dei cittadini, ma anche sulle loro vite.

Lo abbiamo visto con il ponte sullo Stretto, lo viviamo con la realizzazione di un’altra opera dispendiosa come la Tav e con tutte quella miriade di  progetti e progettini che spesso arrivano in sordina e che le comunità locali devono sorbirsi nell’assoluto silenzio, nell’assoluta rassegnazione, perchè i decisori hanno potere su tutto. Insomma, il caso della discarica della Falcognana è uno dei tanti casi in cui la malagestione della cosa pubblica, prima e dopo,  e l’incomunicabilità con i diretti  interessati si intrecciano indissolubilmente dando vita a un meccanismo subdolo e perverso che non è più accettabile proprio per la forma anti democratica che esprime.

Ecco perchè la gente scende in piazza, ed ecco anche perchè chi si sente attaccato cerca in tutti i modi di giustificare dandosi risposte allusive,  richiamandosi a strane strumentalizzazioni partitiche e ideologiche, che non solo ci distolgono dal reale problema, ma addirittura ci allontanano. 

Insomma, è come se nessuno dovesse accorgersi che dietro a una protesta vige la semplice esigenza di quei cittadini che cercano risposte e sicurezza. Le scelte dovrebbero nascere dal basso, come dicono certi politici anche se poi il meccanismo una volta arrivati in cima non viene mai applicato. Ma ancora oggi questa bella frase rimane pura utopia.  E’ incredibile che nel fallimento totale di una certa politica sorda e cieca, l’unico che vale la pena di essere ascoltato è il Papa. Sì proprio il Papa e anche per chi non pratica e non è affatto credente. Forse oggi l’unico a cui dobbiamo dire grazie e la cui sensibilità per la gente è più viva che mai, tant’è che riesce a captare anche a lunga distanza il disagio di chi perde ogni giorno un pezzo di dignità nell’indifferenza generale. 

Il Pontefice, a differenza di altri mediocri politici,  riesce per lo meno a rilanciare quegli argomenti che a volte non trovano neppure lo spazio nel dibattito istituzionale e nel confronto con chi subisce un torto. Manifestare oggi è librare nell’aria un pezzo di coscienza. Ora il difficile sta tutto nel trovare qualcuno che la raccolga e se ne faccia carico. 

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