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Caso Shalabayeva, la figlia denuncia funzionali del Viminale per sequestro e ricettazione

ROMA – Prosegue per vie legali la storia di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Ablyazov. Oggi sono stati denunciati dalla figlia Madina, 24 anni, alcuni funzionari del ministero dell’interno, l’ambasciatore kazako e due diplomatici di Astana per alcuni abusi di potere.

Infatti la denuncia, come riporta l’avvocato Astolfo di Amato, è per sequestro aggravato di persona e ricettazione. Accuse che sono state ipotizzate dopo aver confrontato i documenti usati per l’espatrio forzoso di Shalabayeva e della figlia di sei anni. Infatti, la foto utilizzata sul documento di quest’ultima, spiega il legale, “appare identica a quella sul passaporto della Repubblica Centrafricana” della piccola, inspiegabilmente in mano alle autorità kazake “dato che la bambina – prosegue il legale – non era mai stata in Kazakhstan prima di essere portata via dall’Italia”.Le prove emerse in merito all’illegittimità dell’espulsione – afferma il legale – ci spingono a ritenere che sia stato commesso il reato di sequestro di persona aggravato. La prova documentale mostra che i tre diplomatici kazaki sono stati presenti, in modo attivo, in tutta questa triste vicenda. Qualora cadesse la loro immunità e dovessero affrontare il processo e la condanna, la pena massima prevista in Italia per il sequestro di persona aggravato è di quindici anni di reclusione”. Tirati in ballo sono l’ambasciatore in Italia Andrian Yelemessov e due funzionari in servizio nella capitale, Nurlan Khassen, consigliere agli affari politici, e Yerzhan Yessirkepov, addetto agli affari consolari. “Questo ambasciatore e gli altri due diplomatici – spiega  Madina Ablyazova tramite il suo studio legale – hanno organizzato l’illegale espulsione di mia madre e di mia sorella di sei anni. Come può l’Italia permettere loro di continuare a godere della immunità dopo che gli stessi hanno abusato pesantemente dei loro privilegi diplomatici?”. 

Il caso Shalabayeva, ha spiegato il legale, è stato già definito dall’Onu un caso di “extraordinary rendition”, un’azione clandestina e illegale di cattura. Quindi, secondo i legali dello studio romano, “i documenti resi pubblici dal ministero dell’Interno italiano hanno rivelato un abuso sfacciato dell’Interpol da parte delle autorità del Kazakhstan al fine di ottenere la ‘extraordinary rendition’. Infatti in una comunicazione ufficiale dell’ufficio dell’Interpol di Astana all’ufficio dell’Interpol di Roma, le autorità del Kazakistan hanno chiesto alle autorità italiane di consegnare loro la Shalabayeva, nonostante il fatto che quest’ultima non fosse e, non lo è mai stata, oggetto di un mandato di cattura dell’Interpol. Le autorità del Kazakistan dovevano essere fiduciose che questa comunicazione, con la quale audacemente e illegalmente richiedevano che i loro omologhi italiani espellessero qualcuno, non sarebbe mai divenuta pubblica. Infatti il 5 giugno, il ministero degli Affari Esteri del Kazakistan -concludono i legali- ha emesso un comunicato stampa, ancora oggi online, nel quale si afferma: ‘Il rimpatrio non è stato effettuato su richiesta delle autorità del Kazakistan – era una espulsione non un’estradizione’”.

 

 

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