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Spagna. Piccoli segnali di ripresa dopo il tracollo dell’aumento dell’Iva

MADRID – Mentre in Italia si cerca di scongiurare l’aumento dell’Iva dal 21% al 22% dal prossimo 1 ottobre, in Spagna dell’Iva già ne hanno subito gli effetti, e nel soffiare sulla candelina sulla torta, fanno i primi conti degli effetti di questo provvedimento. Non entusiasmanti a dirla tutta. Era il settembre 2012 quando l’esecutivo spagnolo guidato da Mariano Rajoy varò, in misura più pesante di quanto potrebbe avvenire in questi giorni nel nostro Paese, l’aumento dell’Iva. Due i punti percentuali saliti nei prodotti più tutelati (dal 8% al 10%) mentre tre quelli nei prodotti largo consumo (dal 18% al 21%). Un salasso che ha fatto schizzare l’inflazione alle stelle.

Sorprendentemente oggi, ad un anno di distanza, gli effetti non sono completamente negativi, soprattutto per quel che concerne i pensionati. Nei suoi dati parziali, che anticipano quelli definitivi del prossimo 11 settembre, l’Ine, l’Istat spagnolo, registra una calmierazione dell’aumento del tasso di inflazione, in calo di almeno 3,1 punti percentuali (3,4% l’anno scorso e 0,3% quest’anno). Questo dato, che non sorprende gli analisti iberici in quanto in linea con le stime, deve esser letto assieme con l’indice dei prezzi a consumo, che per il terzo mese consecutivo scende dello 0,3%. “Il calo registrato in settembre – spiega l’Ine – è dovuto all’aumento generalizzato dei prezzi dei prodotti alimentari e delle bibite non alcoliche”. Se questi dati non peggioreranno il governo conservatore di Mariano Rajoy stima che la contrazione dell’indice del prezzo al consumo potrà scendere del 1%. In linea con l’aumento delle pensioni che nel frattempo sono salite in modo analogo e meno delle pensioni minime, che sono salite del 2%, aumentando quindi il loro potere di acquisto. Insomma la Spagna peggiora meno dello scorso anno, per la prima volta in 45 mesi.

Gli esperti spagnoli dichiarano che sostanzialmente stiamo assistendo ad una fine dell’effetto dell’aumento dell’Iva, che fu disastroso lo scorso anno in termini di calo dei consumi in un’economia in recessione da quattro anni. Da qui si evince infatti che il tasso di comparazione, che fa risuonare come migliori i dati di settembre, altro non è che un lieve miglioramento che fa seguito ad anni duri, più per demerito di quanto accadde a seguito dell’aumento dell’Iva che per altro. Inoltre, secondo quanto scritto da Alejandro Bolaños su “El Pais”, queste migliorie altro non sarebbero che un effetto della fine dell’aumento di alcuni elementi del paniere, tra cui frutta e verdura, che sono stati penalizzati anche dal maltempo che ha imperversato in primavera. Maggiori dettagli, comunque, si avranno dopo l’11 ottobre, quando l’Istituto Nazionale de Estadistica fornirà ulteriori approfondimenti. Certamente però il Governo potrà utilizzare questi dati per far sì che passi il provvedimento che blocca l’adeguamento dello stipendio dei lavoratori del settore pubblico, congelati a cinque anni fa. Ancora austerity insomma negli stessi giorni in cui l’appaiamento dei bonos spagnoli co i Btp italiani faceva presupporre un allentamento della morsa della crisi in casa dei nostri cugini spagnoli.

I segnali “positivi” infatti terminano qui, e non riguardano certo la fascia di popolazione più colpita: i giovani. I dati economici spagnoli infatti indicano un “encefalogramma piatto” nei consumi, stretti da una crisi occupazionale e un numero di lavoratori sottopagati. Nel mese di agosto il tasso di disoccupazione è rimasto invariato con quasi sei milioni di persone inattive. Una situazione che preoccupa molto le nuove generazioni, preoccupati anche dal fatto che la situazione certamente nei mesi prossimi non migliorerà. L’estate è alle spalle, e visto che i dati attuali tengono conto anche dell’effetto doping dei “summer job”, i lavori stagionali che hanno la stessa durata della bella stagione, per l’inverno le speranze di miglioramento si assottigliano. Una condizione che secondo la piattaforma “Juventud sin futuro”, che raccoglie attorno a sé tutti i giovani senza lavoro che pagano sulle loro spalle il peso della crisi internazionale, ha portato a fare le valigie a 82 mila giovani lavoratori solo nel 2012. Anche in questo caso i dati sono da approfondire e non solo in Spagna: la ripresa passa anche dai consumi.

 

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