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Monti prende cappello e se ne va. Lista civica resta orfana. Casini si fa avanti

ROMA – Monti viene nominato senatore a vita da Giorgio Napolitano perché lo aspetta un futuro da Premier, dopo la disfatta del Governo Berlusconi. Alla fine della sua esperienza da primo ministro, contro il volere del presidente della Repubblica, si candida a premier alla guida della lista “Scelta civica”.

Il suo più grande sostenitore è Pierferdinando Casini, il quale è convinto che grazie alla autorevole figura di Monti si possa costruire un nuovo centro forte che faccia da ago della bilancia per la formazione del nuovo Esecutivo. Ma le cose vanno male l’Udc di Casini prende il due per cento e con Monti in totale si arriva appena al dieci, oggi i sondaggi parlano del sei per cento. Ieri Monti rassegna le dimissioni da Scelta Civica un movimento fondato sulla sua figura, in sostanza si dimette da se stesso. Oppure è Casini che scarica Monti e si vorrebbe affermare come nuovo leader di una forza di centro popolare.

Nella sostanza Monti afferma: “Si vuole “il superamento di SC in un soggetto politico dai contorni indefiniti, ma aperto anche a forze caratterizzate da valori di governo inconciliabili con quelli per i quali è nata”, scrive l’ex premier, accusando il ministro Mauro e altri 11 senatori di voler cambiare la linea politica. 

“Undici senatori appartenenti al gruppo di Scelta Civica – i senatori Albertini, Casini, De Poli, Di Biagio, Di Maggio, D’Onghia, Luigi Marino, Merloni, Olivero, Lucio Romano, Maurizio Rossi- hanno rilasciato una loro dichiarazione congiunta. E’ difficile non convenire con il pochissimo che viene detto in ordine alla valutazione del ddl (‘è un primo passo nella giusta direzione’). Ma vi è un quid specifico, di rilievo politico, che permea la dichiarazione, unisce le posizioni tenute di recente dagli undici firmatari e le connette ad un altro senatore di SC, che non è tra i firmatari in quanto fa parte del governo, il ministro della Difesa sen. Mauro”, aggiunge Monti.

“In questi giorni il sen. Mauro, con dichiarazioni ed iniziative, è venuto preconizzando, da un lato, una linea di appoggio incondizionato al governo, ma che non è la linea di SC, linea definita dai suoi organi direttivi e confermata nella proposta del ‘contratto di coalizione’; dall’altro, il superamento di SC in un soggetto politico dai contorni indefiniti ma, a quanto è dato capire, aperto anche a forze caratterizzate da valori, visioni e prassi di governo inconciliabili con i valori, la visione e lo stile di governo per i quali Scelta Civica è nata. Per i quali ho accettato di impegnarmi, di impegnare il mio nome e, con esso, di favorire l’ingresso o il ritorno in Parlamento di candidate e candidati che si sono formalmente impegnati a battersi per realizzare quella che essi stessi hanno chiamato ‘Agenda Monti'”, scrive il senatore. “Non posso non intendere la dichiarazione degli ‘undici più uno’ senatori come una mozione di sfiducia nei miei confronti. Ne prendo atto. Rassegno le dimissioni da presidente di Scelta Civica”.

“Una verifica politico programmatica” del gruppo: è quella che hanno chiesto con una lettera inviata al capogruppo al Senato di Scelta Civica, Gianluca Susta, gli 11 senatori che hanno dichiarato sostegno alla legge di Stabilità. Alle loro 11 firme si è unita quella del ministro Mario Mauro.

Il vice presidente vicario di Scelta Civica Alberto Bombassei ha convocato un’assemblea plenaria dei deputati e senatori di Sc e degli organi di partito. L’assemblea si terrà martedì alle 12 alla Camera. Monti sarà presente?

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