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Istat. Famiglie, peggiorano le condizioni di vita. Crolla la fiducia dei consumatori

 

ROMA – Pur avendo fatto segnare una variazione nulla nel mese di settembre rispetto al mese precedente l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie aumenta dell’1,4% nei confronti di settembre 2012. 

A dirlo è l’Istat che ci fa anche sapere come complessivamente, nei primi nove mesi del 2013 la retribuzione oraria media sia cresciuta dell’1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Ma se si guarda alla ripartizione con riferimento ai principali macrosettori, a settembre infatti le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,8% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione i cui contratti scontano i ripetuti blocchi.  Se mettiamo insieme questi dati con i ritardi nel rinnovo dei contratti si scopre che, di fatto, per una parte dei lavoratori  si è coperta l’inflazione, ma la tasse  hanno  eroso  i redditi familiari, altra parte, i dipendenti pubblici,  ha pagato due volte. Aggiungiamo il calo  della fiducia dei consumatori con la paura della crisi politica  è il quadro di una situazione del Paese che non ammette ottimismi è completo. In generale peggiorano le condizioni delle famiglie. Per un numero crescente   vi è stato un peggioramento nelle condizioni di vita. Anche le prospettive si tingono di scuro.

Per rinnovare i contratti in media occorrono  più di due anni

Nel mese di settembre la quota di dipendenti in attesa di rinnovo per l’insieme dell’economia è pari al 50,8%, un dato in lieve diminuzione rispetto al mese precedente (52,4%). I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 28,7, in diminuzione rispetto allo stesso mese del 2012 (33,2). L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 14,6 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (9,7). 

Con riferimento al solo settore privato la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 36,4%, in diminuzione rispetto al mese precedente (38,5%) e in decisa crescita rispetto a settembre 2012 (8,6%); i mesi di attesa per i dipendenti con il contratto scaduto sono 15,6, mentre l’attesa media è di 5,7 mesi considerando l’insieme dei dipendenti del settore.

Più 0,5 per cento. Battuta l’inflazione, ma solo dai dipendenti privati

Stante l’incremento contrattuale medio dell’1,4 per cento i totale delle retribuzione ha battuto l’inflazione, che nello stesso periodo è stata pari al 0,9 per cento di mezzo punto percentuale.

Un dato medio che nasconde una realtà differente. Nel settore privato si è avuto più 1,8 per cento doppiando il tasso d’inflazione, nel settore pubblico che ha fatto segnare zero l’inflazione si è trasformata, pari pari, in una perdita secca di potere d’acquisto delle famiglie.

Consumi. Ancora un allarme dei consumatori

L’Istat nella rilevazione sull’indice   che misura il clima di fiducia segnala che è in calo passando adl 100,8 al 97,3, il livello che si aveva nel  2005. Il calo di fiducia è dovuto in particolare alla situazione economica. E alla paura della crisi politica.Per quanto riguarda la disoccupazione  non c’è fiducia che si possano avere cambiamenti in positivo. Si prevede in forre aumento.. In generale peggiorano le condizioni delle famiglie.

 

Sul potere d’acquisto e sui consumi ha lanciato l’ennesimo allarme Federconsumatori che in una nota sottolinea come, “il clima di incertezza e difficoltà in cui si trovano le famiglie pesa, infatti, in maniera determinante sui comportamenti e sulle abitudini dei cittadini, costretti ad un numero sempre maggiore di rinunce.

La contrazione dei consumi, secondo i dati aggiornati dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel biennio 2012-2012 raggiungerà quota -8,1%. Una percentuale impressionante, che equivale ad una contrazione complessiva della spesa delle famiglie di circa 60 miliardi di Euro.

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