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Aung San Suu Kyi, ecco chi è la nuova cittadina romana

ROMA – Aung San Suu Kyi domenica prossima diventerà cittadina onoraria di Roma. Domenica 27 ottobre, alle 18.00, nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio si svolgerà la cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria al premio Nobel per la pace “per la sua lotta non violenta per la democrazia e i diritti umani”. A ricevere San Suu Kyi a Palazzo Senatorio sarà il sindaco di Roma Ignazio Marino, principale fautore dell’evento e molte autorità.

Il mondo celebra questa donna, icona di coraggio e passione politica. Già la citta di Bologna le ha conferito la cittadinanza e l’università la laurea in filosofia. Premio Nobel per la pace e ambasciatrice per i diritti umani per il Parlamento Europeo. Ma la vita di San Suu Kyi non è stata per nulla semplice sinora e, nonostante le apparenze, continua a non esserlo. Ma chi è la donna che domenica prossima sarà cittadina romana?

 

Premio nobel per la pace, modello di coraggio civico

San Suu Kyi è una politica birmana, leader del movimento “non violento”, impegnata attivamente nella difesa dei diritti umani, tanto da meritare nel 1991 il premio Nobel per la pace. Nel 2007 l’ex premier inglese Gordon Brown nel suo libro “Eight Portraits”, l’ha descritta come modello di coraggio civico per la libertà.

La sua vita fu difficile sin dai primissimi anni. Il padre, uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l’indipendenza della Birmania dal Regno Unito, fu ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la piccola di appena due anni, la moglie e altri due figli. Dopo la morte del marito, Khin Kyi, madre di San Suu Kyi divenne una figura politica di grande rilievo nel suo paese, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960.

La giovane ragazza seguì la madre in tutti i suoi viaggi e fu così che ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole e università, fra queste il St. Hugh’s College di Oxford. Trasferitasi in America continuò i suoi studi a New York dove iniziò a collaborare con le Nazioni Unite.Nel 1988 fu costretta a ritornare in Birmania a causa di una grave malattia che colpì la madre e proprio in quel periodo il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare che tutt’ora opprime la Birmania.

Ispirata dagli insegnamenti di Mahatma Gandhi, San Suu Kyi fondò la “Lega Nazionale per la Democrazia” per contrastare il regime in maniera “non violenta”. Dopo meno di un anno fu condannata agli arresti domiciliari, e nonostante le fosse stato proposto di abbandonare il paese, la donna rifiutò la proposta.Nel 1990 il regime militare decise di chiamare il popolo alle elezioni, e nonostante la schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di San Suu Kyi, che sarebbe dovuta diventare Primo Ministro, i militari rigettarono il voto e presero il potere con la forza.

Per lunghi anni agli arresti domiciliari

L’anno dopo San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la pace ed usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione, a favore del popolo birmano.Il 30 Maggio del 2003, mentre era a bordo di un convoglio con numerosi supporters, un gruppo di militari aprì il fuoco e massacrò molte persone, e solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista, riuscì a salvarsi, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento, la sua salute è andata peggiorando, tanto da richiedere un intervento e vari ricoveri.

Condannata a 3 anni di lavori forzati

Il “caso” San Suu Kyi è iniziato ad essere un argomento internazionale, tanto che gli Usa e l’Unione Europea hanno fatto grosse pressioni sul governo del Myanmar per la sua liberazione, ma gli arresti domiciliari furono rinnovati per un anno nel 2005 e ulteriormente rinnovati nel 2006 e nel 2007.Il “caso” Aung San Suu Kyi ha incominciato ad essere un argomento internazionale, tanto che gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea hanno fatto grosse pressioni sul governo del Myanmar per la sua liberazione, ma gli arresti domiciliari furono rinnovati per un anno nel 2005 e ulteriormente rinnovati nel 2006 e nel 2007.

Nel 2009 la giunta militare ha arrestato e processato la donna per violazione degli arresti domiciliari e in seguito l’ha condannata a 3 anni di lavori forzati, commutati poi in 18 mesi di arresti domiciliari. Il 13 Novembre 2010 San Suu Kyi è stata finalmente liberata. Oggi, nonostante le denunce di brogli, Aung San Suu Kyi è stata eletta nel parlamento e la sua lotta per la libertà del suo popolo continua, giorno dopo giorno

 

 

 

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