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ROMA – Secondo l’indagine Istat pubblicata oggi sulla vita quotidiana ben 6 famiglie su 10 accusano un peggioramento economico. Per il Centro Studi di Confindustria invece il peggio potrebbe invece essere già alle nostre spalle ma euro e una Legge di stabilità poco coraggiosa rallentano la ripresa.

 

Confindustria. Perso il 10 per cento in 6 anni

Rallenta il calo. E’ questa la riflessione che guida il Centro Studi di Confindustria. Se una caduta rallenta è perché si è arrivati alla fine della parabola discendente, dietro l’angolo non può che esserci una ripresa. Nel terzo trimestre 2013, sottolinea infatti il centro studi di Confindustria, la contrazione del Pil nel nostro Paese è rallentata a -0,1%, dal -0,3% di aprile-giugno arrivando ad un livello che “si attesta a -9,1% dal picco di sei anni prima”. 

Il dato acquisito per 2013, ciò che si avrebbe a fine anno con una crescita zero nell’ultimo trimestre, è di -1,9%. 

 

Confindustria. Più dubbi che soluzioni

Ha qualche dubbio il Csc sulle ricette da adottare, se da un lato il rigore dei conti e uno stato più leggero hanno spesso affascinato gli uomini di Viale dell’Astronomia anche gli effetti depressivi di tanto rigore sono da considerare tanto che il Csc afferma “Chi ha imboccato con più decisione la dura strada delle riforme (Irlanda, Portogallo, Spagna) sta raccogliendo i primi frutti. Questo non toglie il fatto che le regole di governo che l’Euroarea sta seguendo nel complesso siano depressive, perchè il riequilibrio dei conti tra paesi avviene ridimensionando l’import di chi è in deficit più che aumentando quello di chi è in surplus, cioè ha un eccesso di risparmio”. 

Gli uomini di Confindustria mostrano qualche riserva anche sul governo economico di eurolandia tanto da affermare “La politica monetaria più aggressiva della Bce aiuta ma non può essere risolutiva, finchè permane la frammentazione dei mercati bancari. Tassi pagati dalle imprese così diversi dicono che la moneta unica non è di fatto tale. Per chiudere questo gap distruttivo è indispensabile procedere speditamente e compiutamente verso l’unione bancaria”. 

 

Confindustria. Euro troppo forte

Per Confindustria l’euro è troppo forte e ciò “rischia di restringere la via maestra per il rilancio della crescita nei periferici, ossia l’export trainato dalla domanda mondiale”. Per viale dell’Astronomia “la forza dell’euro sta minando i faticosi guadagni di competitività degli ultimi anni e si scarica anche sui margini delle imprese, già ai minimi”. 

Confindustria riporta infine dati di stima di Morgan Stanley per cui “il livello di equilibrio del cambio differisce tra i Paesi membri: 1,33 dollari in media, Italia 1,19 e Germania 1,53” con l’export tedesco aiutato e quello italiano depresso.

 

Istat. 6 famiglie su 10 stanno peggio

L’Istat pubblica oggi una indagine che conferma il progressivo deteriorarsi della qualità della vita, a cominciare dagli aspetti meramente economici. In particolare l’Istat afferma che “Riguardo alla propria situazione economica rispetto all’anno precedente passa dal 55,8% al 58,6% la quota di famiglie che dichiara un peggioramento. Il calo è generalizzato sul territorio, ma maggiore al Nord.”

Ben 6 famiglie su 10 ritengono quindi di ‘stare peggio’ economicamente.

Diminuisce parallelamente la soddisfazione per la situazione economica personale. Per l’Istat il 58,0% delle persone si dichiara per niente o poco soddisfatto della propria situazione economica rispetto al 55,7% dell’anno precedente. Anche in questo caso il calo è più evidente al Centro-nord.

Tali riduzioni scontano evidentemente l’andamento del nostro Paese nel corso di una crisi con ben pochi precedenti in cui l’Italia continua ad essere affondata fino al collo. Nel momento in cui la ripresa annunciata da Confindustria arriverà, e prima o poi arriverà e ci sarà stato certamente qualcuno che l’avrà annunciata con grande anticipo, allora vedremo finalmente dei miglioramenti anche in queste indagini.

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