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Precari e solidarietà: Inps e ministero contro i lavoratori dell’Ifoa

ROMA – Al ministero del Lavoro e all’Inps non piacciono le stabilizzazioni dei lavoratori precari. È questa l’inevitabile conclusione alla quale si giunge nell’apprendere gli ultimi sviluppi della vicenda di Ifoa, l’Istituto di formazione aziendale che nello scorso febbraio aveva sottoscritto con NIdiL e Filcams CGIL – oltre che con le rispettive categorie di Cisl e Uil – un accordo di solidarietà espansiva, volto a stabilizzare per l’appunto 29 collaboratori a progetto a fronte di una riduzione dell’orario (e di conseguenza dello stipendio) del personale dipendente.

La solidarietà espansiva è uno strumento previsto da una legge del 1984, rimasto pressoché inutilizzato proprio fino al febbraio scorso, quando sindacato e azienda lo hanno “rispolverato” per rendere possibile l’inserimento nella stabile organizzazione aziendale di lavoratori prima impiegati in regime di parasubordinazione: soluzione che sembrava la più appropriata in mancanza di altri strumenti messi a disposizione dalle istituzioni. Se la riforma Fornero ha infatti messo degli apprezzabili “paletti” all’uso indiscriminato delle collaborazioni a progetto, è altrettanto vero che non è stato fornito alcuno strumento di incentivazione alla stabilizzazione dei collaboratori stessi. Con la solidarietà espansiva si pensava di aver trovato un giusto compromesso, che a fronte di un piccolo sacrificio dei lavoratori “garantiti” permetteva ai colleghi precari di acquisire diritti e tutele.

Questo patto fra lavoratori però deve aver fatto storcere il naso a Inps e ministero, che nei giorni scorsi, dando un’interpretazione inspiegabilmente restrittiva della legge, hanno comunicato di poter erogare gli incentivi per l’assunzione a tempo indeterminato solamente per 4 persone, a fronte dei 29 lavoratori individuati nell’accordo.

A giudizio di Filcams e NIdiL CGIL si tratta di una mossa miope oltre che inspiegabile: i fondi per la solidarietà espansiva sono infatti rimasti intatti sin da quando furono stanziati nel 1984, ed eventuali soluzioni alternative che i sindacati saranno costretti a trovare con l’azienda verrebbero a pesare sulle casse dell’Inps in maniera molto maggiore.

Appare paradossale, inoltre, che l’Inps consideri la riduzione oraria dei dipendenti Ifoa come un elemento strutturale, e pertanto neghi la copertura figurativa della “decurtazione” salariale, quando è evidente che gli incentivi si riferiscono invece a un periodo di tre anni.

NIdiL e Filcams CGIL, avendo già chiesto da ormai tre settimane un incontro urgente al ministero del Lavoro senza aver ottenuto riscontro alcuno, hanno chiesto l’intervento del ministro Giovannini e ribadiscono che percorreranno ogni possibile strada e soluzione affinché non venga vanificato l’importante accordo raggiunto lo scorso febbraio.

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