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Due schieramenti che non trovano ancora la quadra tra prima e seconda Repubblica

ROMA – Il ventennio deve essere un arco temporale fatidico per l’Italia. Vent’anni fa sparivano i partiti della prima repubblica e prendeva l’avvio l’era berlusconiana. Oggi i partiti della seconda repubblica sono tutti in crisi di credibilità, ma soprattutto stanno uscendo di scena i protagonisti del berlusconismo e dell’antiberlusconismo.

Occorre vedere se insieme agli attori cambierà anche il copione.  Fino a questo momento il centrosinistra si è alimentato ed ha alimentato la propria base, quasi esclusivamente , di lotta senza quartiere al nemico pubblico Silvio Berlusconi ,e ,all’opposto, il centrodestra è vissuto di rendita sull’anticomunismo di matrice democristiana e craxiana. Una contrapposizione viscerale che ha assunto toni parossistici , coprendo, con la complicità dei media, il quasi nulla di fatto sul piano politico e delle riforme. Il risultato è stata una sostanziale incapacità di fronteggiare la crisi finanziaria ed economica e di sviluppare una politica nazionale di contrasto dell’offensiva portata avanti dalla Cancelliera  Angela Mèrkel nei confronti degli stati “spreconi” del sud dell’Europa , a tutto vantaggio della locomotiva tedesca. E anche nel momento più grave della crisi lo spread e le oscure trame dei  cosiddetti mercati furono usati strumentalmente in chiave antiberlusconiana,   per indurre il Cavaliere a lasciare definitivamente Palazzo Chigi.  

L’ultimo atto di questa guerra dei venti anni fra berlusconiani e antiberlusconiani si concluderà probabilmente il prossimo 8 Dicembre con la conquista  della segreteria del Pd da parte di Matteo Renzi. A quel punto ,dopo Letta e Alfano, la scena sarà occupata completamente dai nuovi protagonisti, che avranno tutto l’interesse  a non riproporre il vecchio schema e ad aprire una nuova fase di confronto sui problemi concreti: dall’occupazione , al fisco , al rapporto con l’Europa. Anzi, proprio sulla capacità di far abbandonare agli uomini di Bruxelles l’attuale politica economica ottusamente rigorista, verrà misurata da Matteo Renzi l’efficacia dell’azione del Governo Letta. Sarà questo il vero terreno di confronto fra i nuovi protagonisti politici e non è escluso che proprio dall’esito di questo confronto potranno scaturire anche nel centrosinistra, altri processi  di scomposizione e ricomposizione, che forse con la scissione del centrodestra sono appena iniziati. 

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