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Caso Marò. Per i media indiani sarà pena di morte, ma il governo smentisce

ROMA – Nella mattinata di oggi è iniziata a circolare tra gli organi di comunicazione di massa indiani la notizia secondo la quale la polizia locale ha ormai deciso di applicare la pena di morte a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, con l’applicazione della legge sulla pirateria.

La richiesta arriverebbe dalla NIA (National Investigation Agency), attraverso un rapporto inviato al ministero degli interni che invoca per i due uomini della San Marco l’applicazione del “Sua Act”, che prevede la pena di morte per gli atti di pirateria. L’indiscrezione, lanciata dal quotidiano “The Hindustan Times“, è rimbalzata per tutta la mattinata, fin quando il portavoce del governo indiano Syed Akbarrudin ha smentito seccamente quest’eventualità. “Il caso non rientra tra quelli che sono punibili con la pena di morte”, ha dichiarato Akbarrudin, ricordando anche che questa ipotesi era già stata esclusa lo scorso 22 marzo dal ministro degli esteri Khushid. Una presa di posizione necessaria, visto che l’indiscrezione aveva fatto scattare sull’attenti l’inviato del governo italiano Staffan de Mistura, che ha comunque ribadito di “essere pronto ad ogni evenienza”. Il portavoce indiano non si è però espresso riguardo il recapito stesso del rapporto, anche se comunque non lo ha confermato. Anche il ministro degli esteri Emma Bonino in ogni caso ha sposato la linea dell’ottimismo, evitando di riattizzare il fuoco della polemica. La Bonino infatti, ha confermato che il governo indiano ha provveduto a smentire l’ipotesi della pena di morte. Non c’è stata invece nessuna comunicazione da parte della NIA stessa, che ha preferito rispondere con il silenzio al fiume di indiscrezioni. Il vice ispettore Wikraman in particolare, ha declinato l’invito a commentare la vicenda asserendo di non essere in una posizione tale da poter rilasciare dichiarazioni in merito. 

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