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Censis. Un paese sciapo e scontento mal sopravvissuto alla crisi

ROMA – E’ davvero brutto il ritratto dell’Italia che viene fuori dal rapporto 2013 del Censis. Un Paese che esprime una società “sciapa”, senza fermento, disabituata al lavoro e con un diffuso immoralismo e una crescente evasione fiscale.

Ma il Censis cerca di metterci una toppa indicando tre possibili risorse per la rinascita: le donne imprenditrici, l’iniziativa degli stranieri e una risorsa che riporta l’orologio indietro di decenni, l’emigrazione, con la dinamicità dei giovani che studiano o lavorano fuori dai nostri confini ma che da lì potrebbero fornire il loro contributo al BelPaese. E non aiuta certo la pressione fiscale ai massimi, come rivela il supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia. Per la Federconsumatori il Censis ha descritto una situazione ben nota da anni.

L’Italia è allo stremo, fiaccato dalla crisi persistente

Il calo dei consumi in Italia secondo il Censis è il segnale principale di “un Paese sotto sforzo”, “smarrito”, “profondamente fiaccato da una crisi persistente”. Quasi il 70 per cento degli italiani ha indicato una riduzione e un peggioramento della capacità di spesa nel 2013 mentre le spese delle famiglie sono tornate indietro di oltre dieci anni.

Il Censis invita quindi ad agire con rapidità in termini di riduzione della pressione fiscale, incentivi ai consumi prontamente utilizzabili e di politiche del lavoro.

Una famiglia su quattro in difficoltà con le bollette

Il Censis descrive una situazione di diffuso allarme, con il 50% dei nuclei familiari che teme di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita e oltre il 70% delle famiglie che si sentirebbe in difficoltà se dovesse affrontare spese impreviste di una certa portata, come quelle mediche, il 24% trova difficoltà nel pagare tasse e tributi e ben il 23% le bollette.

Dilaga l’incertezza sul lavoro. Sempre più battuta la via dell’emigrazione

Oltre ai 4,3 milioni di disoccupati il Censis riporta anche 6 milioni di persone che un lavoro a guardar bene lo hanno ma che si trovano a fare i conti con situazioni di precarietà lavorativa e il 14 per cento dei lavoratori che teme di perdere il posto. Una situazione che non aiuta certo a fare progetti per il futuro.Negli ultimi 10 anni il numero di chi ha trasferito la residenza all’estero si è più che raddoppiato, passando da 50.000 a 106.000.Il dato è nero ma diventa nerissimo vedendo l’andamento nel dettaglio degli ultimi anni con il boom del 2012,  +28,8% sul 2011, a partire soprattutto giovani, oltre la metà, il 54,1%, ha meno di 35 anni. Le famiglie coinvolte oltre un milione e 130mila che hanno avuto nel 2013 almeno un componente all’estero per più di tre mesi. 

I motivi della partenza sono, ovviamente, il lavoro per il 72% e lo studio per il 20,4%. Si parte spinti principalmente dalla convinzione di poter sviluppare un progetto di vita solo fuori dall’Italia, mentre il 54,9% denuncia l’assenza di meritocrazia nel nostro Paese.

Sud peggio della Grecia

Per il Censis il Pil pro-capite nel Sud è pari a 17.957 euro, il 57% di quello del Centro-Nord, e su livelli inferiori a quelli di Grecia e Spagna.

E decresce anche il contributo del Sud alla ricchezza del Paese con l’incidenza del Pil del Mezzogiorno su quello nazionale che si riduce nel periodo 2007-2012 dal 24,3% al 23,4%.

Le speranze su donne e immigrati

Ci sono alcune categorie di imprenditori che sembrano poter affrontare con più dinamismo la crisi, donne e immigrati.

Le imprese gestite da donne nell’ultimo anno sono aumentate di 5.000 unità. E anche gli immigrati si sono messi in proprio e si assumono il rischio d’impresa, nel 2012 sono circa 380mila gli imprenditori nati all’estero che lavorano in Italia, con una crescita del 16,5% tra il 2009 e il 2012 e del 4,4% nel solo ultimo anno. Le imprese gestite dai imprenditori nati in Italia diminuiscono invece del 4,4% nei quattro anni considerati e dell’1,8% nel solo ultimo anno.

Bankitalia. Fisco quarti in Europa

Secondo quanto emerge dal supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia la pressione fiscale in Italia nel 2012 e’ al 44% del Pil, in aumento rispetto al 42,5% dell’anno precedente e al 42,6% del 2010.

Con questi dati il nostro Paese conquista il quarto posto nell’Area Euro, ex aequo con la Finlandia, e al sesto posto nell’intera Unione Europea. Il podio è occupato da Danimarca (49%) Belgio (47,3%), Francia (46,9%), e poi Svezia (44,7%) e Austria (44,6%). L’Italia ha una pressione fiscale superiore sia alla media Ue (40,5%) che alla media dell’Area Euro (41,6%)

Federconsumatori Il Censis conferma una situazione che denunciamo da anni

Secondo Federconsumatori-Adusbef in una nota è l’ennesima conferma di “una situazione allarmante che denunciamo da anni. Dalla contrazione dei consumi alla caduta del potere di acquisto, al grave andamento del sistema economico in generale. Tutte questioni fondamentali che richiedono un intervento immediato e deciso del governo, attraverso manovre, anche di carattere eccezionale, che abbiano come parametri fondamentali: gli investimenti da un lato e l’alleggerimento della pressione fiscale, dall’altro”. 

Per i Consumatori “sul fronte fiscale, è indispensabile chiarire, una volta per tutte, l’assetto della tassazione. Le recenti e ripetute modifiche di vecchi e nuovi tributi hanno generato grande confusione e incertezza nelle famiglie, con gravi ricadute anche sul piano economico, dal momento che queste ultime non sono più in grado di programmare i propri consumi.”

Le associazioni concludono ricordando il recente aumento dell’Iva “Non dimentichiamo inoltre che, se si mantiene al 22 per cento l’aliquota Iva ordinaria, la pressione fiscale aumenterà in termini annui, solo a causa di tale voce, (tenendo conto anche degli arrotondamenti), fino a 335 euro per una famiglia di 3 persone”. 

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