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Isola Budelli. Legambiente scrive alla Commissione Bilancio Camera dei Deputati

ROMA – Per Legambiente il diritto di prelazione che lo Stato vuole esercitare sull’isola Budelli è una scelta inutile e dannosa. L’associazione ambientalista spiega il suo perché in una lettera aperta che ha scritto ai membri della commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

Una missiva nella quale il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tiana ribadiscono ancora una volta che questa non è la strada da giusta da seguire. Non è infatti la proprietà del bene che ne garantisce la tutela, ma i vincoli che lo Stato riesce ad apporre su quel bene e la capacità di gestione del bene stesso. E Budelli ne è la prova: l’isola seppur privata si è conservata integra ed è stata tutelata in tutti questi anni grazie proprio alle misure che lo Stato, il pubblico, ha saputo apporre su un bene privato di pregio impedendo qualsiasi modificazione dello stato dei luogo. Per l’associazione ambientalista se si vuole veramente tutelare l’isola e l’ambiente dell’arcipelago, si dovrebbero utilizzare le risorse destinate per l’acquisto per completare, invece, la bonifica dei fondali dell’isola della Maddalena, o usarli per dare ossigeno alle aree marine protette dell’isola colpita dai recenti fenomeni alluvionali. A sostenere la posizione di Legambiente, anche Federparchi, l’associazione che riunisce i parchi italiani e il presidente del Fai, Andrea Carandini.

“A Budelli – si legge nella lettera – grazie ai vari vincoli non è possibile ad alcuno mettere piede sulla Spiaggia Rosa, la zona forse più delicata dell’isola, sia anche il custode o lo stesso attuale proprietario. Se Mr. Harte in persona, il magnate neozelandese che ha sborsato 3 milioni di euro per acquistare l’isola, volesse domani semplicemente passeggiare sulla Spiaggia Rosa, non potrebbe farlo, anche se quella spiaggia è sua. Non è quindi la proprietà del bene che ne garantisce la tutela, ma i vincoli che lo Stato è riuscito ad apporre su quel bene e la capacità di gestione del bene stesso. Basti pensare, ad esempio, alle migliaia di ettari di oasi magistralmente gestite da fondazioni e associazioni ambientaliste (soggetti privati…) e che dialogano correttamente con la gestione pubblica di spazi limitrofi. Ben vengano quindi privati che vogliano confrontarsi sul tema della conservazione della natura all’interno di un quadro di regole che lo Stato ha individuato. Ne potranno trarre vantaggio sia i privati che lo stesso pubblico. Pensare che ci sia un privato cattivo e un pubblico buono è una suddivisione ideologica e novecentesca, buona a strappare demagogicamente consensi facili, ma che rischia di non incidere su quello che a noi ci interessa sopra tutto, la reale tutela dell’ambiente e del paesaggio. E a noi questo confronto non ci fa paura”.

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