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Pediatria. De Novellis (Smi-Unp): “Atto indirizzo, così non va”

ROMA – “Una forma associativa imposta non e” un qualcosa che si puo” accettare, perche” non migliora minimamente le condizioni di salute dei pazienti, e soprattutto mina il rapporto di fiducia tra il medico e gli stessi.

È per questo che noi chiediamo in primo luogo la liberta” della nostra attivita” lavorativa, nel senso che se il paziente sceglie un medico, il medico stabilira” con lui un rapporto in base al suo modo di lavorare e di essere”. Lo dice Antonio De Novellis, coordinatore nazionale SMI (Sindacato Medici Italiani) e presidente dell”UNP (Unione Nazionale Pediatri), interpellato dalla Dire sulla bozza di atto di indirizzo relativa alla pediatria di libera scelta. “Essendo io un libero professionista- prosegue De Novellis- la mia attivita” lavorativa deve essere libera, e libero devo essere io di articolarla come voglio. Il mio unico referente e certificatore deve essere il paziente; d”altra parte, se qualcuno vuole rinunciare al medico, basta andare alla Asl e sceglierne un altro. Siamo gli unici medici sottoposti ogni giorno alla verifica dei genitori, non c”e” un altro medico nel sistema sanitario nazionale la cui competenza possa essere verificata ogni giorno. Il rapporto che abbiamo stabilito lo abbiamo costruito in trenta anni, e ora non puo” essere buttato a mare”.

Il documento, secondo il coordinatore SMI-UNP, rischia anche di creare le basi per profonde sperequazioni regionali. “Chiaramente- spiega- in questo caso il modello organizzativo verrebbe demandato alle Regioni, per cui avremmo 21 modelli organizzativi diversi, e questa senz”altro non sarebbe una cosa positiva. Ci sarebbero infatti delle forti sperequazioni tra le Regioni economicamente piu” avanzate, che potranno fare dei contratti diversi, e quelle piu” svantaggiate, che avranno a loro disposizione meno risorse offrendo di conseguenza meno servizi”. Ma come avete intenzione di muovervi? “Aspetteremo intanto la versione definitiva- risponde De Novellis- poi andremo all”apertura delle trattative. A ogni modo non siamo disposti a rinunciare a prerogative che abbiamo ottenuto in tanti anni. Tra l”altro, il rapporto costruito con le famiglie e” merito nostro e non un dono che ci ha fatto lo Stato. Insomma, come liberi professionisti siamo stati noi ad adattarci di volta in volta alle varie esigenze, crecando di offrire un”assistenza sempre migliore. Basti pensare all”ondata di immigrazione che c”e” adesso: nei nostri studi siamo stati costretti ad imparare le lingue, a farci comprendere, a dare delle indicazioni… e in questo, ripeto, lo Stato non e” che ci ha aiutato”. (DIRE)

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