Casinò indiani

  1. Casino senza licenza high roller: la cruda realtà dietro i tavoli d’élite: Essa mostra che hanno un ampio elenco di opzioni tra cui scegliere.
  2. Casino crypto deposito minimo basso: il mito del “tutto incluso” distrutto dalla realtà - Senza alcun download aggiuntivo e l'installazione del software che vi permetterà di rivedere e godere di tutti i servizi e prodotti disponibili sul desktop, come tutte le promozioni senza deposito gratuito, depositi e prelievi, e contattare il servizio clienti.
  3. Conto demo casino online gratis: la trappola più lucida del web: Le risposte irrilevanti o non buone riflettono quanto male un operatore tratta i giocatori.

Gioco burraco Italiano gratis

Nuovi casino online con bonus benvenuto alto: la truffa vestita da promozione
Hai 5 rulli con 3 righe che offrono 243 modi per vincere, e devi ottenere una combinazione vincente da sinistra a destra usando i simboli di base.
Casino online licenza Alderney: la truffa burocratica che nessuno ti ricorderà mai
In particolare, i suoi giochi di slot che questo marchio priorità.
Soprattutto, i premi in denaro saranno accreditati sui conti dei giocatori come fondi prelevabili, non è così grande.

La migliore slot online

Principiante casino online da dove iniziare: la cruda verità che nessuno ti vuole raccontare
I casinò in Pennsylvania stanno ancora una volta chiudendo a causa del rapido aumento dei casi di COVID-19.
Il vero caos di dove giocare a blackjack a Roma: niente glitter, solo carte sporche
Non è necessario scaricare alcuna applicazione o client esterno per essere in grado di intrattenere con giochi da casinò quando si ha un momento sopra, ma si può portare con voi BitStarz in tasca.
Le slot che pagano di più: l’illusione dei grandi ritorni smascherata

Democrazia rappresentativa tra crisi e futuro

ROMA – La questione è posta da tempo. La crisi della democrazia rappresentativa è conclamata; non solo in Italia. Ne scrivono i politologi, i sociologi, gli intellettuali più avvertiti.

Vi concorre il palese deficit di qualità di gran parte del personale politico su piazza; ma tale motivazione, per quanto fondata, non è esaustiva. E’, anzi, reversibile: se il sonno della ragione genera mostri, il mal funzionamento del meccanismo della rappresentanza toglie autorevolezza e credibilità alle istituzioni e a chi le interpreta. E lascia il campo ad avventurieri ed opportunisti. Ben che vada ai mediocri. Per cui il circuito perverso si auto-alimenta.

Dunque, di quale alimento va nutrita una democrazia rappresentativa che voglia essere vitale ed efficiente? A costo di esporsi a molte e diffuse diffidenze, la prima risposta non può che essere: vanno resi più forti, credibili e quindi autorevoli i partiti. Autorevoli in quanto portatori di una visione della società, di gerarchie di valori attorno a cui organizzarla, di interessi materiali e spirituali da difendere e da affermare. Su questo i partiti devono fondare la propria attrattività, non su messaggi semplificati ed effimeri, destinati a produrre ulteriore delusione e sfiducia, poiché di per sé illusori.

Soprattutto la sinistra politica deve affondare le proprie radici nella società reale, nelle sue contraddizioni, interpretare i suoi problemi e prospettare le soluzioni possibili. Interpretare non è sinonimo  di rappresentare; l’interpretazione richiede comprensione, lettura critica, capacità di discernimento. Richiede assunzione di responsabilità per discriminare a quale dei tanti problemi irrisolti sia necessario dedicare prioritariamente attenzione ed impegno se l’obiettivo è una società più giusta e coesa.

In questo i partiti non possono bastare a se stessi; tanto meno oggi, a fronte della estrema complessità che caratterizza il corpo sociale è fondamentale la funzione della cosiddetta rappresentanza sociale. Sindacati, associazioni imprenditoriali, professionali -i corpi intermedi, per appropriarci di una efficace definizione sociologica- non possono che essere considerati dai partiti politici come interlocutori indispensabili, attori co-essenziali di una democrazia efficiente ed autorevole.

Paradossalmente il fatto che anche questi soggetti vivano oggi una evidente crisi di efficacia nell’assolvere al proprio ruolo, testimonia ulteriormente la reciprocità delle funzioni di rappresentanza sociale e rappresentanza politica. Non si rafforza l’una a scapito dell’altra,

Per tutte queste ragioni, forse scontate ma per nulla banali, risultano insensati i reiterati segni di insofferenza verso le principali organizzazioni della rappresentanza sociale -verso la CGIL in particolare- che provengono dalla nuova leadership del PD.

“Ridimensionare”, “sottoporre a dimagrimento” sono verbi che descrivono il trattamento da somministrare alla CGIL, individuata -se ben comprendiamo- come l’espressione più significativa e simbolica delle modalità di auto rappresentazione della condizione delle persone nel sistema economico. Supponiamo infatti che l’auspicio (di Renzi e di taluni suoi supporter) sia parimenti rivolto anche a Confindustria e a tutte le altre rappresentanze sociali tradizionalmente consolidate. Un simile approccio rivela una concezione troppo semplificata e superficiale della democrazia rappresentativa. La rappresentanza politica, propria dei partiti, non è una modalità sovra-ordinata della democrazia; piuttosto deve saper condurre a sintesi la molteplicità di espressioni che un corpo sociale variegato manifesta. E quella del rapporto di ciascuno con la condizione economica e lavorativa continua ad essere  quella che, più di altre, sostanzia la vita delle persone.

Naturalmente è lecito -a volte perfino salutare- confrontare soluzioni di merito diverse, o anche fra loro alternative, sulle singole problematiche: sul sistema previdenziale piuttosto che sul diritto del lavoro o sulle politiche industriali; ma i dictat sono il modo peggiore per conquistarsi autorevolezza e consenso. Non a caso ci hanno provato in molti, con poco successo.

Si riparta piuttosto dalla Costituzione che, lo ricordiamo prima di tutto a noi stessi, conferisce ai diritti sociali dignità pari ai diritti politici e civili nell’edificazione del nostro edificio democratico.  

                                                                      

Condividi sui social

Articoli correlati