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Renzi, l’“americanizzazione” della politica e dintorni

ROMA – Sbaglia chi ritiene che oggi, il cancro della politica stia essenzialmente – o comunque si esaurisca – nell’affarismo, nella corruzione e nel malaffare dei “politici” di cui, ormai da anni, è zeppa la cronaca quotidiana.

Certo, quest’aspetto è quello più volgarmente visibile e corposo e giustamente colpisce e impressiona l’opinione pubblica e i cittadini creando un’istintiva reazione di protesta, rifiuto e di reiezione della “politica” tout court, vista come “cosa sporca”, “affare per mestieranti”, da cui dunque stare alla larga e da evitare. Salvo continuare da parte di quelli stessi cittadini a sostenere e votare quelli stessi politici che abominano, perché evidentemente sperano comunque di ottenerne un qualche vantaggio.

No, il cancro della politica sta oggi in ben altro: le ruberie, la ricerca esclusiva del proprio particulare in qualche modo costituiscono l’aspetto “patologico” dell’azione politica, una sorta di bubbone che potremmo chirurgicamente recidere attraverso l’azione della magistratura o con un controllo più oculato. O più semplicemente smettendola di finanziare, con centinaia di milioni di euro “la politica”: ovvero i gerarchi e gerarchetti dei Partiti.

Il cancro più pericoloso, proprio perché ormai oggi “fisiologico”, strutturale, dentro la “politica stessa” e che, sia pure in misura diversa, attiene a tutti i Partiti e all’intero sistema politico italiano sta in ben altro. L’opinione pubblica tale aspetto, spesso non riesce a coglierlo, altre volte si abitua considerandolo non un “cancro” ma un aspetto positivo di “modernizzazione” della politica.

Qual è dunque questo cancro, questo cambiamento “genetico” della politica?

Il sistema politico italiano da un po’ di tempo – almeno da 20 anni – tende sempre più a “modernizzarsi”, “americanizzandosi”. Ricorre cioè a un uso più consolidato e più spregiudicato dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, di tecniche più sofisticate di psicologia di massa, di linguaggio, di controllo dell’informazione, di sondaggi. Attraverso tali tecniche e linguaggi, Partiti uomini politici e programmi vengono “venduti”, prescindendo dai contenuti: quello che conta, che si valorizza – come in tutte le operazioni di marketing – è l’involucro, la confezione, l’immagine, il louk: Renzi, da questo punto di vista è esemplare.

Berlusconi, la versione estrema della mutazione della politica, come  gli altri ras dei Partiti che cercano di imitarlo, vengono scelti e votati in quanto immagini rappresentative e simboliche del moderno autoritarismo e del gioco simulato, dietro tecniche di comunicazione, in larga misura mutuate dalla pubblicità.

La politica si svuota così e di contenuti – restano solo quelli simulati – e diventa pura e asettica gestione del potere: il conflitto tra i Partiti – più apparente che reale – diventa lotta fra gruppi, spesso trasversali, in concorrenza fra loro per assicurarsi questa gestione. La battaglia politica perciò diventa priva di telos, di finalità. E poiché i gruppi politici si battono fra loro avendo come unico scopo la conquista e la gestione del potere e l’occupazione di Enti, di qualsivoglia genere – da quelli bancari a quelli culturali – purché rendano in termini di soddisfacimento degli appetiti plurimi dei “clienti” più fidati, idee politiche, ideologie, programmi e progetti si riducono a pura simulazione: sono effimeri e interscambiabili. Tanto che qualche anno fa i due “poli” di centro-destra e di centro-sinistra si scambiarono reciproche accuse di plagio dei programmi. E negli ultimi due anni si sono addirittura organicamente alleati, prima con il governo Monti e oggi con Letta.

In nome – si sostiene – della governabilità e della stabilità, considerata alla stregua di una vera e propria finalità politica. 

La politica diventa in tal modo autonoma non solo dall’etica ma dall’intera società e si riduce a “gioco” simulato e insieme a “mestiere” – ben remunerato – per “professionisti”: non a caso nasce il termine “i politici”.

La legittimazione per i Partiti e i “Politici” non nasce più dalla libera aggregazione dei cittadini attorno a finalità e programmi e progetti discussi, concordati e condivisi, né dal consenso popolare, né da una delega concessa su obiettivi determinati, né dalla difesa di interessi di classi, categorie o gruppi sociali. 

   La legittimazione tende ad essere tautologica: si è legittimati a governare, per il fatto stesso di essere al governo. E i Partiti sono legittimati per il fatto stesso di essere all’interno del sistema dei Partiti – o della partitocrazia che dir si voglia – più florida che mai nonostante i supposti propositi e i disegni di colpirla.

Più florida, prosperosa e ben pasciuta, grazie alle centinaia di milioni di Euro dello Stato, cioè del contribuente, devoluti e concessi ai Partiti, in barba a un Referendum popolare in cui pressoché all’unanimità i cittadini si erano pronunciati con nettezza contro il finanziamento pubblico.

   Il sistema elettorale basato sul Porcellum e sul maggioritario è uno degli strumenti principi dell’americanizzazione della politica italiana e dunque della espropriazione delle capacità decisionali. Esso ha infatti prodotto disastri e devastazioni infliggendo colpi mortali alla democrazia; alla stessa libertà elettorale; al diritto all’ esistenza politica delle minoranze “fastidiose” per l’estabiliscement, segnatamente di quelle etno-nazionali, presenti nel territorio dello stato italiano, ad iniziare da quella sarda o di quelle della sinistra radicale; alla qualità del ceto politico e parlamentare, viepiù scelto e selezionato non in base ai meriti ma al tasso di obbedienza e di servilismo nei confronti dei gerarchi dei Partiti. Con il Porcellum infatti essi addirittura “nominano” i Parlamentari. E agli elettori è rimasto il solo potere di stabilire le quote da assegnare ai singoli partiti. 

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