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Pd, Renzi segretario “ribelle”. Grillo, non fare il buffone

ROMA – Matteo Renzi è stato incoronato oggi segretario del partito democratico. Dopo la vittoria delle primarie nella scorsa settimana, nelle quali si è affermato con il 68% delle preferenze, un chiaro messaggio da parte dell’elettorato, il sindaco di Firenze si prepara a guidare la barca democratica.

Detta la linea sul palco della Fiera di Milano, mandando messaggi schietti al Governo, a Grillo ma anche a tutti gli italiani. Sulle note dei Negrita, Renzi lancia la sua idea di Partito, obiettivi e agenda per i prossimi dodici-quindici mesi, ma anche per i prossimi quindici anni. “Restiamo ribelli, una sfida con se stessi. Si è ribelli se ciascuno di noi prova a cambiare la quotidianità: dobbiamo essere capaci di cambiare nel nostro piccolo l’Italia” è la sfida che lancia il neo segretario. Nel suo discorso di insediamento subito una sferzata a Beppe Grillo: “Noi diremo sì alla rinuncia dei rimborsi elettorali che spettano al Pd ma solo se il M5S voterà le riforme proposte dal Partito democratico, dalla legge elettorale all’abolizione del Senato elettivo, perché il Pd sta davanti e non dietro. Sono io che dico, Beppe firma qua. Io rilancio il tema: caro Grillo hai 160 parlamentari, sono decisivi, se ti va, se sei serio firma qua, io sono disponibile. Vuoi che rinunciamo ai rimborsi del prossimo anno? Ci costa molto ma siamo disposti ad accettare la sfida a una condizione: non si fa atto di resa, di’ ai tuoi senatori di votare per trasformare il Senato e ai deputati di votare per una legge elettorale per cui chi vince governa”. Quindi incalza il leader penta stellato: “Noi siamo disposti ma Grillo deve votare in Parlamento, votare per quelle cose per cui il M5S è stato eletto. Se non ci stai, chiacchierone e buffone vale per te”. Poi, rivolgendosi al governo, Renzi chiede “un piano per il lavoro, semplificando le regole e dando nuovi diritti a chi non li ha”, le unioni civili o “civil partnership” e poi il superamento della legge Bossi-Fini, così come promesso agli elettori democratici. Secondo Renzi è necessario “collaborare con le forze di coalizione per un’agenda puntuale e con tutte le forze politiche per le riforme istituzionali e costituzionali”. Prima del suo discorso, degno di nota è la stretta di mano con l’”antagonista” Massimo D’Alema. Tuttavia, la concessione della presidenza allo sfidante Gianni Cuperlo sembra essere un modo per riportare all’unità e alla compattezza il Pd, una sfida che sta tutta nelle mani della nuova generazione democratica. Prima di Renzi è salito sul palco anche il presidente del Consiglio Enrico Letta. “Dopo 8 mesi, siamo qui in una condizione in cui nostro il nostro partito è il baricentro, il pilastro della democrazia italiana” esordisce il premier. “Da oggi dobbiamo lavorare, io e Matteo, perché si tolgano i retroscena su noi due. E’ inutile che li scriviate, non ci saranno. Tutto avverrà in modo trasparente, qui e in futuro, perché dall’unità del partito dipende l’uscita dell’Italia dalla crisi. Uniti non ci batte nessuno”. Infine una battuta sul movimento dei Forconi: “A chi liscia il pelo alle proteste di questi giorni ricordo chi sono i capi, gente che sta da un’altra parte rispetto ai valori che noi stiamo cercando di rendere forti in Italia, perché la battaglia all’antisemitismo è una delle più grosse da fare per andare avanti e che con Casa Pound noi non abbiamo niente a che fare”.

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