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Teatro Stanze Segrete. MOZ. ART Inedito Wolfgang. Recensione

ROMA – Non la musica, sublime, da lui composta e magistralmente interpretata ma anche spesso furbescamente improvvisata, né le complicazioni di una vita passata tra sottane di damigelle aspiranti pianiste e corti festaiole, ma il carattere di Mozart, le sue sregolatezze come i suoi limiti, i suoi calcoli come le sue cadute sono ripercorsi nelle parole di Antonio Salieri, il maestro amato-odiato da Wolfgang Amadeus (Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus all’anagrafe) la cui immagine non gode tuttora di una buona reputazione in società.

Ma è proprio per un pubblico contemporaneo che il personaggio di Salieri, reincarnatosi nei pensieri e parole da lui cuciti da Vittorio Cielo e ricostruito nei costumi e parvenze fisionomiche dall’attore e regista Ennio Coltorti al Teatro Stanze Segrete di Roma, parla, spiffera e racconta la sua verità. E la “sua” è una verità piuttosto oggettiva, che pochi conoscevano finora, riportata alla luce dall’autore attraverso un meticoloso studio in archivi, emeroteche, conservatori, libretti operistici, in un lavoro durato cinque anni che ha partorito uno spassoso monologo pregno di documentazione inedita e certificata. Passo a passo, condito da più che note melodie musicali dal vivo per flauto e pianoforte (brillantemente eseguite da Antonia D’amato e Marta Scelli) il racconto si snoda in episodi della vita e carriera mozartiana che gradualmente smorzano alcune delle “favole” che si sono inventate sul suo conto: Mozart era sì un genio della musica ma anche un terribile invidioso (ne è riprova l’audizione concessa a Beethoven durante la quale non riusciva a sopportare la sua eccezionale tecnica di improvvisazione); o ancora, il suo matrimonio non fu frutto d’amore ma di interesse (la suocera di costumi disdicevoli aveva messo da parte un patrimonio per assicurare questa unione); e ancor più la sua morte non fu una perfetta chiusura dei conti con la musica (dopo aver composto l’ultima nota del “Requiem” spirò) ma una congettura sapientemente costruita dalla oramai furiosa compagna di vita Konstance che mal tollerava le sue “marachelle” e che ben aveva pensato ad impadronirsi delle fortune del marito. Al suo funerale, dove la vedova non si presentò minimamente, c’era il sole (e non la neve); Mozart morì con una pensione da ricchi (non fu mai povero); quello che venne considerato un “bambino prodigio” astutamente falsificava età ed esami di musica; il maestro che lui considerava mediocre – e che fu addirittura accusato di averne causato la morte col veleno –, cioè Salieri, era stato in realtà un meticoloso insegnante anche per Beethoven e Schubert. Quante e quali altre “bufale” si sono raccontate ancora? Vittorio Cielo, con quelle che lui chiama “due paroline”, ci regala un pregevole excursus sulla industria europea della musica che, nata proprio nel Settecento, mirava a edificare monumenti di cartapesta pur di soddisfare i capricci della nobiltà e delle corti, e Mozart, divo già a sei anni, divenne l’eroe perfetto da vendere come la “vittima romantica”. Tanto ritmato e ricco di variazioni temporali e aneddotiche è il testo quanto convincente e trascinante risulta l’interpretazione di Coltorti che nel ristretto ma suggestivo spazio da lui diretto nel cuore di Trastevere ci porta a spasso per i secoli, facendoci sognare, ridere e riflettere tramite non solo descrizioni di personaggi e comportamenti di altri tempi, ma con analisi contestuali di strategie comunicative o modus operandi all’interno di una società legislativa. Grande, ad esempio, è l’ironia con cui si pongono a confronto le composizioni di ieri ed oggi (basta una tonica ed una sottodominante, come accade oggi nelle discoteche, che si è convinti di saper fare musica!) o il rispetto delle leggi e della gerarchia dei ruoli (fasulla e criticabile è allora l’immagine oltraggiosa di Amadé che Milos Forman diede nel suo film con Tom Hulce)… Ma, tra sorrisi e note, al contempo sbalestrati e ammirati, proprio dopo aver assistito al crudele ed empatico gioco di smontare congetture preacquisite su Mozart (e scritte nella maggior parte da critici e giornalisti accreditati), ci rendiamo conto che questa dinamica e conviviale performance ci lascia ricchi di nuove informazioni e sicuramente di un messaggio, che lo stesso autore, da noi avvicinato alla penultima replica, ci suggerisce: “in fondo il segreto per incassare con la musica, allora come oggi (basti pensate ad X Faxtor), è di far credere al pubblico quello che non è”. In tale ambito personaggi come Antonio Salieri furono sicuramente scomodi ma oggi, di fronte a spiragli rivelatori di una verità che fu, perché non gridare viva Salieri?

 

e 2013

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