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Nel cuore del cinema che verrà: Castello Errante raccontato dall’interno

C’è un momento, a metà di una mattinata romana di fine novembre, in cui si ha la sensazione che qualcosa stia cambiando. Non nel cinema inteso come industria, premi, algoritmi e trend.

Ma nel cinema come spazio umano, come costruzione collettiva, come pratica del vivere insieme. Questo momento l’abbiamo vissuto lo scorso 27 novembre all’IILA, dove si è presentata l’edizione 2025 di Castello Errante, la residenza internazionale che ogni anno riunisce giovani cineasti latinoamericani e italiani in un piccolo borgo italiano per creare, imparare e produrre insieme un film.

I volti dei tredici partecipanti riempiono la sala. Parlano con emozione ma anche con precisione, con uno sguardo già consapevole. Vengono da dieci Paesi, ma più che le distanze, colpisce la vicinanza. Si guardano, si ascoltano, si sostengono. Ognuno ha un ruolo, ma nessuno è più importante dell’altro: è il principio alla base di Castello Errante, dove la creazione è orizzontale e la gerarchia cede il passo alla corresponsabilità.

Mounir Derbal, regista italiano, coordina il gruppo con fermezza discreta. Accanto a lui, Gabriela de Oliveira Poester Nunes, regista brasiliana, dirige il documentario che accompagnerà l’intera esperienza. Dall’Italia arrivano anche Caterina Cingolani, costumista, Matteo Maiore, primo assistente camera, e le sceneggiatrici Michela Panichi e Francesca Fallocco. Dalla Colombia, la scenografa Maria Luisa Gómez Hoyos si confronta con l’estetica dello spazio condiviso, mentre Valeria Azofeifa Rodríguez del Costa Rica riflette sul significato di dare forma a un ambiente narrativo. Il montatore cileno Pablo Andrés Carrasco Canales si interroga sul ritmo e la struttura del racconto. Dall’Argentina arrivano l’aiuto regia Lucia Benavente e la seconda assistente camera María Cecilia Acuña, che insieme esplorano la precisione del gesto e l’istinto della ripresa. Marcos Alejandro Yglesias Ravelo, da Cuba, e Esteban Lema, dal Venezuela, curano il suono con attenzione quasi artigianale. Dalla Repubblica Dominicana, Dominique Gabrielle Muniz Gomez si occupa dell’assistenza alla produzione. E dal Messico, Isay Peña Cruz, direttore della fotografia, traduce in immagini le idee che prendono forma giorno dopo giorno.

A parlare, durante l’evento, sono anche le istituzioni che rendono possibile questa esperienza. Claudia Barattini, Segretaria Culturale dell’IILA, apre con parole sentite sull’importanza della diplomazia culturale in tempi di frattura. Adele Dell’Erario, ideatrice e direttrice del progetto, racconta con lucidità e passione l’evoluzione di Castello Errante: non solo un luogo di formazione, ma uno spazio di resistenza, in cui fare cinema diventa un atto di libertà. Francesco Virga, produttore e presidente di Doc/it, insiste sull’urgenza di modelli alternativi di produzione, mentre Alvaro Cortés Poo, responsabile della formazione, descrive un metodo pedagogico che punta sulla responsabilità condivisa e sull’apprendimento attraverso la pratica. Il sindaco di Capranica Pietro Nocchi, sede della residenza di quest’anno, parla dell’incontro fra comunità e creatività come occasione di rigenerazione per i territori decentrati.

Arrivata a incontro inoltrato, Antonella Cavallari, Segretario Generale dell’IILA, offre una sintesi precisa: sostenere Castello Errante è una scelta strategica, perché significa investire su un futuro dove la cultura non solo sopravvive, ma produce senso. Alla fine, portano i loro saluti anche Roberto Stabile, promotore del fondo per la coproduzione con l’America Latina, e l’ambasciatore del Cile in Italia Ennio Vivaldi, che sottolinea come la collaborazione culturale sia oggi un’azione necessaria, non un gesto simbolico.

E poi ci sono le parole non dette: negli sguardi tra i partecipanti, nella compostezza con cui ascoltano gli interventi, nella curiosità che hanno l’uno verso l’altro. Castello Errante è anche questo: un processo di conoscenza profonda che passa prima dai corpi, poi dai ruoli. Il cortometraggio che realizzeranno a Capranica tra il 5 e il 7 dicembre sarà solo la traccia visibile di un’esperienza più ampia, che continuerà a vivere nei festival, nei progetti futuri, nei legami che si sono creati.

In un presente culturale spesso segnato dalla retorica della competizione, Castello Errante sceglie la collaborazione. In un sistema formativo che spesso esclude, offre accesso gratuito e reale condivisione. In un contesto produttivo che spinge all’omologazione, cerca le differenze, le valorizza, le mette in relazione.

Non è solo una residenza: è un esercizio di fiducia nel futuro. Un cinema che non si costruisce per il mercato, ma per chi lo abiterà. E che per questo, paradossalmente, è proprio il cinema di cui oggi abbiamo più bisogno.

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