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Donato Bilancia agì da solo. Il Gip chiude il caso del serial killer

GENOVA – Donato Bilancia il serial killer 62enne genovese condannato a tredici ergastoli e riconosciuto colpevole di diciassette omicidi, nella sua furia omicida non ebbe complici.

Lo ha stabilito, definitivamente, il gip di Genova Annalisa Giacalone che ha archiviato il fascicolo a carico di ignoti per omicidio in concorso in cui si ipotizzava l’esistenza di complici nel duplice omicidio di Maurizio Parenti e Carla Scotto confessato dallo stesso Bilancia. Lo stesso Bilancia aveva alluso a possibili complicità, nel corso di interviste televisive a Rai e Mediaset rilasciate quando ormai la sentenza a suo carico era definitiva, e aveva aggiunto che avrebbe avuto «altro da rivelare» a breve. Il pg Enrico Zucca aveva ritenuto le sue dichiarazioni prive di qualsiasi fondamento e, all’inizio di gennaio del 2012, aveva ritenuto inutile svolgere ulteriori indagini sul caso risalente al 24 ottobre 1997 e aveva dunque chiesto l’archiviazione. Il gip Giacalone ha accolto la sua richiesta il 16 di dicembre scorso, mettendo la parola fine all’epopea giudiziaria di Bilancia. Bilancia è rinchiuso nel carcere di Padova. Secondo Zucca, il suo stato reclusione, coniugato alla sua personalità narcisistica, lo avrebbero spinto a fornire false indicazioni per riaprire il caso e tornare sotto i riflettori. Bilancia nell’opinione del gip è un «lucido manipolatore», bramoso, dalla sua cella, di trovare attraverso l’affermazione del suo «potere» sulla stampa la via per rimettere in discussione i tre gradi di giudizio che si sono conclusi con una condanna senza speranza. Schiacciato da questa certezza, Bilancia avrebbe fatto coincidere i suoi interessi con quelli delle parti offese, dichiarando di poter fornire prove sull’esistenza di un complice che in realtà non ci sarebbe mai stato. La coppia Parenti – Scotto fu uccisa nell’appartamento dei due in piazza Cavour. Il gip e il pg concordano nel sostenere che fu lo stesso Bilancia, negando di avere compiuto il delitto da solo, a introdurre la figura di un complice. Lo fece attraverso due interviste rilasciate al programma «Porta a porta» e a Mediaset. Nella richiesta di archiviazione, Zucca osserva che «fin dai primi tempi della sua carcerazione dopo la cattura Bilancia è stato oggetto dell’attenzione spasmodica dei media, che contribuivano a rinsaldare in lui l’immagine di poiter dominare e sfruttare il circuito che inevitabilmente lo inghiottiva e strumentalizzava. Ma quell’attenzione e quel filo diretto costituivano e costituiscono per lui il solo modo per confrontarsi con la realtà estrema, inevitabilmente distorto». Secondo i magistrati genovesi le «nuove prove» fornite da Bilancia sono inconsistenti. Ne propose «sei incontrovertibili» che risultarono tutte già verificate. «I tempi erano maturi per la ricerca di un contesto di verifica delle dichiarazioni scompostamente annunciate dal Bilancia – annotava ancora Zucca – Sono stati così effettuati tre interrogatori in tempi diversi. Il contenuto delle dichiarazioni rese appare assolutamente vacuo in ordine a qualsiasi serio elemento per ipotizzare diversa ricostruzione del fatto». Infatti «la dinamica – si legge – dell’uccisione delle due vittime nel racconto confessorio è quella che trova il perfetto riscontro oggettivo con l’analisi della scena del crimine». In questa ricostruzione Bilancia era solo.

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