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La catena alberghiera Nh licenzia 102 addetti

ROMA – NH Italia, la più grande catena alberghiera italiana, sta procedendo al licenziamento di 102 addetti. L’incontro presso il Ministero del Lavoro, ha sancito l’impossibilità per le Organizzazioni Sindacali di raggiungere un’ulteriore intesa a sostegno dell’occupazione, minacciata da un profondo processo di ristrutturazione che dura da più di un anno e mezzo. 

L’azienda infatti dopo aver strumentalmente utilizzato il ritardo della promulgazione del decreto che stabilisce criteri e rifinanziamenti della cassa in deroga per il 2014 e rifiutato il rinvio di una settimana proposto dal ministero in attesa di verificare strade concrete di utilizzo degli ammortizzatori nel periodo di assenza del medesimo, si è dichiarata non più interessata a proseguire il confronto, ritenendo gran parte degli esuberi rimasti strutturali e senza alcuna prospettiva di ricollocazione. 

Si chiude nel peggiore dei modi una vertenza che era iniziata nel luglio del 2012 con l’apertura di una procedura di mobilità per 392 lavoratori, la disdetta di tutta la contrattazione integrativa vigente, l’implementazione di una politica selvaggia  di outsourcing. 

Scelte queste che paiono non aver portato ad alcun risultato commerciale, essendo NH ancora in crisi,  e con un piano industriale nebuloso scritto sotto dettatura dalle banche, che non offre garanzie ai più di mille dipendenti attualmente ancora in forza

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno chiesto a più riprese un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico, richiesta mai accolta. 

Forse il turismo e le politiche dei suoi attori principali non riguardano e determinano lo  sviluppo del paese?

Se l’unica risposta che le imprese sanno dare alla crisi della domanda è il taglio lineare del costo del lavoro, esiste un problema che travalica i 102 (per ora) drammi individuali degli ormai ex dipendenti NH, per limitarci a questo caso, ma che attiene alla reale capacità di stare su un mercato sempre più competitivo con un’offerta di servizi qualitativamente alta. A ciò si aggiunge la pressochè totale assenza di una politica di sviluppo del settore turistico, da più parti invocata ma finora non attuata, una politica che a nostro parere non può che mettere al centro il lavoro e la sua piena valorizzazione.

“Per noi la partita resta comunque tutt’altro che chiusa” affermano le organizzazioni sindacali. “Ci opporremo infatti, in tutte le sedi necessarie, con iniziative di mobilitazione e vertenziali a tutela non solo dei lavoratori che perderanno il loro posto, ma di tutti i dipendenti della catena che sono ben lungi da poter ritenersi al sicuro.” 

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