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Job Act, una proposta fatta solo di titoli lanciati in maniera confusa

ROMA – Nel giorno in cui l’ISTAT annuncia l’ennesimo record negativo circa la disoccupazione giovanile, il più alto dal 1977, vengono diffusi i primi punti del c.d. “Job Act”, la proposta su crescita e lavoro del neo-segretario del PD Matteo Renzi. Noi denunciamo la condizione di una generazione senza futuro e quotidianamente sotto ricatto, ma oltre a dichiarazioni e comunicati stampa non abbiamo appreso alcuna proposta concreta da parte della politica, se non invece una serie di provvedimenti che hanno ulteriormente precarizzato il mondo del lavoro ed definanziato scuola e università determinando l’espulsione da quei luoghi di migliaia di giovani ricercatori e studenti.

 

Riteniamo positive le proposte sul terreno della lotta alla disoccupazione  e quindi nello specifico è senz’altro interessante che nei punti esposti nel Job Act non vi sia solo l’ennesima riforma delle regole del mercato del lavoro, ma si individui un rilancio a partire da un nuovo piano industriale, economia sostenibile, manifattura, strumenti ineludibili per uscire da questa crisi.

Troppo vago lo sviluppo della proposta

Se l’intenzione è buona, troppo vago è lo sviluppo della proposta, fatta solo di titoli lanciati in maniera confusa.Attendiamo di vedere come si sostanziano queste proposte ma l’obiettivo di investire in innovazione e ricerca, di ridurre le forme contrattuali e di predisporre una legge sulla rappresentanza sindacale sono rivendicazioni che portiamo avanti da danni. Allo stesso modo risulta ambigua la proposta di “assegno universale” perché l’obbligo di dover accettare la seconda proposta di lavoro rischia di impoverire molte lavoratori con alte competenze costringendoli ad accettare lavori sotto qualificati (ampliando il fenomeno degli over-educated) o a rifiutare l’assegno.

 

La precarietà è oggi la cifra costante della vita di milioni di persone costantemente ricattate e private di ogni protezione sociale. Occorre, dunque, un nuovo sistema di welfare, che valorizzi le persone e le loro opportunità, che riconosca l’autonomia di scelta professionale, intellettuale ed artistica e che garantisca la continuità del reddito nei tempi di non lavoro. Un modello di welfare universale che estenda tutele e diritti a coloro cui da troppo tempo vengono negati. 

 

Bisogna cambiare atteggiamento anche sul piano metodologico non è credibile l’apertura di una discussione così importante per il paese con un semplice post su un sito internet; il confronto con tutte le categorie sociali che hanno lottato in questi anni contro la precarietà e per un diverso modello di sviluppo è un fatto non più rimandabile.


Portavoce nazionale Rete della Conoscenza

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