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Rifiuti. La caduta dell’impero Cerroni. L’inchiesta si allarga

ROMA – E’ stato fissato per martedì prossimo l’interrogatorio di garanzia di Manlio Cerroni, il ras della monnezza, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sul traffico illecito di rifiuti.

La faccenda sta tuttavia assumendo risvolti sempre più intricati e  inquietanti,  soprattutto alla luce di una serie di intercettazioni dalle quali emerge una rete piuttosto ‘eterogenea’ di rapporti con personaggi della politica, orbitanti attorno alla figura del ‘supremo’. Rapporti che in un modo o nell’altro avrebbero favorito le attività di Cerroni, confermando e rafforzando il suo indiscusso monopolio.

Risale addirittura al 2000 un progetto di raccordo ferroviario che avrebbe consentito il trasporto dei rifiuti trattati di Roma a Monti dell’Ortaccio, ovvero il sito di proprietà di Cerroni, quello che sarebbe dovuto diventare la ‘pattumiera di Roma post Malagrotta’. L’iniziativa relativa alla tratta ferroviaria sarebbe stata sottoscritta dal Ministero dell’Ambiente,  Regione Lazio, Comune di Roma, Ferrovie dello Stato, Azienda Municipale Ambiente, Osservatorio Nazionale sui Rifiuti, Agenzia Nazionale per la Protezione Ambiente. Insomma utilizzo di soldi pubblici per favorire l’attività imprenditoriale, non poco redditizia, di Cerroni.  Il progetto della ferrovia si impone nuovamente nel 2011. 

Monti dell’Ortaccio doveva diventare la nuova Malagrotta

Monti dell’Ortaccio deve insomma diventare per Cerroni il nuovo fiore all’occhiello della monnezza, dopo il ‘capolavoro’ di Malagrotta. Suo malgrado però il sito viene bocciato il 24 settembre 2012 dalla Conferenza dei Servizi, come pure dall’Enac per pericolo di birdstrike, (impatto violento tra un aeromobile ed uno o più volatili), visto che la distanza  dall’aeroporto di Fiumicino è di solo 1 chilometro (veto che sarebbe dovuto valere anche per Malgrotta), senza contare che il 29 luglio del 2012 il Noe si era già dichiarato contrario allo scavo, risultato di fatto abusivo. Ma non solo, all’interno dell’invaso era emerso un vero e proprio lago. Nonostante il rischio di inquinamento della falda acquifera e i pareri negativi derivanti da studi idrogeologici, il supremo non voleva lasciarsi sfuggire l’occasione di sversare i rifiuti della capitale proprio in questo cratere, che considerando la sua capienza, gli avrebbe permesso di continuare indisturbato il suo business.

Ed è a questo punto che interviene il commissario ai rifiuti Goffredo Sottile. Successore di Giuseppe Pecoraro, il quale nel suo mandato aveva proposto come dopo Malagrotta, Riano e Corcolle, Sottile il 27 dicembre del 2012 firma l’Aia (Autorizzazione impatto ambientale) per Monti dell’Ortaccio. 

E’ proprio per questo motivo che nei prossimi giorni anche Sottile potrebbe finire nel registro degli indagati. Sì, perchè le carte sono state firmate proprio da lui, su un sito ritenuto non solo inidoneo, ma per di più pericoloso per l’impatto ambientale che avrebbe potuto provocare. Sottile, dal canto suo, si difende precisando che lui non ha nulla di cui pentirsi.  

La regione si costituisce parte civile

Intanto è di ieri  la notizia relativa alla decisione della Regione Lazio di costituirsi parte civile nel processo per difendere gli interessi e l’immagine dell’amministrazione nei confronti dei due dirigenti ora agli arresti domiciliari, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis, accusati di reati commessi fino al 2012. E’ stato proprio il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a comunicarlo, a margine del congresso di Sel Lazio allo Scout center di Roma. 

Strano però che lo stesso governatore non abbia posto degli interrogativi importanti su questi due personaggi che, se non potevano essere rimossi, non avrebbero dovuto avere particolari mansioni di responsabilità, specie in tema di rifiuti.  Alla direzione di infrastrutture, ambiente e politiche abitative, sedeva, infatti, Raniero De Filippis, nonostante la Corte dei Conti lo avesse condannato a risarcire la Regione accertando un danno erariale di 750mila euro. Ma non solo. Sempre De Filippis nel 2002  aveva patteggiato 5 mesi per abuso d’ufficio e falso ideologico, per vicende legate ad una comunità montana di cui era stato commissario liquidatore.

Stesso dicasi per Il suo superiore, Luca Fegatelli, anche lui proveniente dalla Giunta Polverini e riconfermato da Zingaretti. Fegatelli fino al 2010 fu incaricato alla direzione regionale energia e rifiuti e successivamente alla guida del dipartimento istituzionale e territorio, benché fosse indagato per associazione a delinquere e concorso in truffa ai danni dello Stato per la vicenda rifiuti.

Ma non è solo la Regione che dovrebbe costituirsi parte civile. Almeno questo è l’invito lanciato dal presidente dei Verdi del Lazio Nando Bonessio: “Inviteremo i cittadini, i comitati e l’amministrazione comunale a costituirsi parte civile nel processo per l’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nella capitale e nel Lazio. Secondo Bonessio, sabotando la raccolta differenziata per favorire il sistema di affari che ruotava intorno a inceneritori e discariche, “si è commesso un duplice reato: da un lato un crimine contro l’ambiente e la salute, dall’altro contro i cittadini”.

Dirigenti e politici sotto la pressione del ras

Stando sempre alle carte dell’inchiesta anche il comportamento di Michele Civita, Assessore Politiche del territorio, Mobilità, Rifiuti Regione Lazio, potrebbe essere oggetto di verifica. Infatti, quest’ultimo stando agli atti dell’inchiesta, quando era assessore alla provincia, sempre con Zingaretti, avrebbe subito pressioni da Cerroni  per rendere legale l’impianto di trattamento rifiuti di Rocca Cencia, come emerso dalle intercettazioni del 2011. E va asltresì ricordato che sia Fegatelli che De Filippis facevano riferimento proprio all’assessorato di Civita.

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