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Rifiuti. Cominciano domani gli interrogatori degli indagati

Mercoledì sarà ascoltato Cerroni. Intanto è al vaglio degli inquirenti la posizione di Goffredo Sottile

ROMA –  Domani cominceranno gli interrogatori delle sette persone indagate per presunti  illeciti legati alla gestione dei rifiuti. Sarà il gip Massimo Battistini  a portare avanti gli interrogatori che dureranno fino a giovedì. Manlio Cerroni sarà interrogato mercoledì e, a detta dei suoi avvocati, sarebbe intenzionato a rispondere a tutte le domande, al fine di dimostrare di aver agito nel pieno rispetto delle vigenti normative. L’atto istruttorio si preannuncia tuttavia lungo e complesso per cui  è molto probabile che non si esaurire con un solo interrogatorio. Al vaglio di chi indaga c’è anche la figura del prefetto Goffredo Sottile, già commissario delegato dal Governo per l’emergenza ambientale, in relazione all’iter seguito per individuare il sito di Monti dell’Ortaccio come alternativo a quello di Malagrotta. Sul ruolo del prefetto è lo stesso gip a soffermarsi: «La decisione del prefetto Sottile accoglie i vecchi desideri di Cerroni, senza che fosse stato necessario ‘costruire’  una emergenza ambientale, come suggeriva qualche anno prima Mario Di Carlo: essa, infatti, era piovuta dall’alto sotto forma di commissariamento».

Domani saranno sentiti al palazzo di giustizia Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative condotte presso gli impianti di Cecchina, Piero Giovi, storico collaboratore di Cerroni, e Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili all’avvocato 86enne. Mercoledì, oltre a Cerroni, sarà la volta dell’ex presidente della Regione, Bruno Landi. Giovedì toccherà a Luca Fegatelli, già dirigente dell’Area Rifiuti della Regione Lazio, e al funzionario regionale Raniero De Filippis, responsabile del Dipartimento del territorio. 

La procura di Roma intanto prosegue i suoi accertamenti indagando non solo su quanto già oggetto di contestazione nell’ordinanza di custodia cautelare ma anche sul cosiddetto ‘capping’ di Malagrotta, cioè la messa in sicurezza dell’area prima che venisse dichiarata chiusa.

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