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Renzi e Letta due strade opposte

ROMA – Come è noto, i giornali vendono poco, anzi sempre meno nel nostro amato paese ma se si vuol capire qualcosa di quel che sta succedendo nel maggior partito italiano e nel più forte della coalizione attuale di governo, è necessario non perderli di vista. Per esempio, vedere la lunga intervista che il nuovo segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, ha concesso al Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli e leggere il sobrio editoriale che ha scritto Luca Landò, da qualche mese nuovo direttore de l’Unità.

Ebbene mettendo a confronto i due testi e qualche altra notizia le idee diventano più chiare.
Ricordando prima di tutto che quando Renzi è diventato segretario del PD i sondaggi hanno fatto salire quel partito dal 28 al 33 per cento, cinque punti in pochissimo tempo ma che gli ultimi sondaggi (indagine ISPO dell’8-9 gennaio) parlano di una caduta tra il novembre 2013 e il gennaio 2014 dal 44 per cento al 29 per cento). Ora sappiamo tutti che si tratta di cifre ipotetiche perchè i sondaggi diventano importanti soltanto a qualche giorno dal voto e siamo ancora lontani dall’avvenimento.


Ma il mutamento sembra indicare una cosa che definerei così chiara da essere quasi elementare. Gli italiani sono convinti che il nuovo segretario del PD, Matteo Renzi, per quanto dichiari ogni giorno (anche ieri al quotidiano milanese) di restare leale al presidente del Consiglio, aggiunge subito dopo che il governo ha fatto molto poco, quasi nulla nell’ultimo anno e che così non si può andare. C’è da stupirsi allora se tanti elettori del partito temono che si arrivi alla rottura e che quindi con il governo costretto alle dimissioni si debba andare al voto?
Insomma a sentire i due leader giovani del PD, Letta e Renzi, si ha l’impressione, pur tenendo molto all’unità necessaria del partito che è un bene di incalcolabile valore per il futuro, che i due stanno seguendo strade opposte. Letta fa di tutto per salvare un governo che non è più di larghe intese dopo il collocamento all’opposizione stabile di Berlusconi e di Grillo ed è disposto – dicono in molti – a un forte rimpasto per ripartire con un Letta-due fino al 2015. Renzi non ci crede, con tutta evidenza, e vuol governare il suo partito sulla linea che lo ha condotto alla vittoria nelle primarie, mettendo del tutto da parte quel pezzo di partito che in parlamento e a livello locale sembra ancora lontano da lui e dalla sua piattaforma politica.
Da questa contraddizione che è sempre più aperta e che non emerge tanto dai discorsi dei leader quanto dagli obbiettivi di fondo nasce l’incertezza di quegli italiani che non riescono più a credere alla durata del governo attuale.


D’altra parte proprio dall’editoriale di oggi di Landò emerge con chiarezza che a Renzi si chiede di precisare quello che occorre chiedere da parte del PD agli alleati e agli italiani quando si andrà al voto. E sono domande importanti e anche per chi scrive molto significative. Per esempio, è possibile che l’Italia ancora nel 2014 abbia ancora un quarto dei comuni italiani che non si possono connettere alla rete? Ed è possibile ancora che il nostro paese sia al 73 posto, dietro la Bielorussia,
le isole Fijj e Samoa e appena davanti a Trinidad, Tobago e Ghana nel mondo quanto alle condizioni per aprire un’impresa? Ma potremmo continuare ancora per dire che per quanto riguarda la tassazione dei cittadini come degli imprenditori siamo al 135 mo posto su 189 paesi e che i pagamenti delle tasse per le imprese sono 15 e si richiedono 269 ore di pratiche e di burocrazia.
Per ora ci fermiamo ma chiediamo anche noi al giovane segretario del PD perchè non facciamo una battaglia su problemi importanti come questi (e molti altri, si intende) invece di porre ancora e sempre soprattutto problemi di tempo e di durata dei governi?

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