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Armi chimiche siriane transitano a Gioia Tauro, ma non toccheranno terra

ROMA – Alla fine dopo tentennamenti il governo italiano ha deciso di contribuire all’azione della comunità interazionale diretta alla distruzione di armi chimiche siriane impiegate ai danni di popolazioni civili nel conflitto che ha luogo nel Paese, aderendo alla risoluzione 2118 del Consiglio di Sicurezza Onu del settembre scorso. Lo ha spiegato una nota di Palazzo Chigi sul transito di armi chimiche siriane in Italia:  “L’Italia metterà a disposizione il porto di Gioia Tauro”, l’operazione sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e tutela dell’ambiente, continua la nota.

 

Una scelta calata dall’alto

Tuttavia Domenico Madaffari, sindaco di San Ferdinando, il comune in cui ricade il 75% del porto di Gioia Tauro, a proposito delle armi chimiche siriane in arrivo dichiara:”Stiamo valutando un’ordinanza per chiudere il porto”, “voci danno in arrivo la nave domani”. “Mettono a repentaglio la mia vita. Se succede qualcosa la popolazione mi viene a prendere con un forcone”, dice il sindaco di Gioia Tauro, Bellofiore: “E’ gravissimo, forse il ministro Bonino non sa cos’è la democrazia. E’ la solita scelta calata dall’alto”.

Le armi non toccheranno terra

Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, nel corso di un’audizione parlamentare ha precisato che il porto è stato scelto sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione per la proibizione di armi chimiche e, ha aggiunto  «e per allontanarsi il meno possibile dal Mediterraneo centrale». 

Il porto di Gioia Tauro è quello «più adatto», ha sottolineato Lupi. Il trasbordo dalla nave danese a quella americana degli agenti chimici, ha spiegato, avverrà da 60 container utilizzando apposite rotabili. «Abbiamo scelto il

porto di Gioia Tauro», ha spiegato il ministro, «perchè è una delle eccellenze e questa tipologia di attività è una delle specializzazioni di quel porto. Nel 2012-2013 sono stati trattati in sicurezza 3.000 container, per un totale di 60.000 tonnellate» di materiale con «tipologia identica per pericolosità» a quella degli agenti chimici in arrivo dalla Siria. Il governo ha verificato altre «condizioni fondamentali: esperienza, specializzazione e altre professionalità: tre categorie ritenute presenti nei terminalisti del porto di Gioa Tauro». «Dal nostro punto di vista -ha concluso- è un riconoscimento della nostra eccellenza e della capacità di un porto del Sud».

 

L’eliminazione dell’arsenale chimico siriano è «la più importante operazione di disarmo degli ultimi dieci anni», ha sottolineato il ministro degli Esteri Emma Bonino nel corso dell’audizione, avvenuta davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa. «L’offerta del porto italiano – ha aggiunto il capo della Farnesina – si inserisce nella linea che il governo italiano ha seguito dall’inizio, quella della soluzione politica del conflitto siriano». 

In Italia, ha poi aggiunto il capo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), «si svolgerà presto una riunione tecnica con esperti di Usa, Danimarca e Norvegia per calcolare ed elaborare le operazioni. Ci attendiamo che possa avvenire in tempi molto rapidi e in modo molto fluido. Si tratta di una operazione singola». Uzumcu ha ringraziato Roma «per l’eccellente sostegno all’operazione» di eliminazione delle armi chimiche siriane e per il «generoso contributo» dato «mettendo a disposizione un proprio porto», a cui si aggiunge un contributo di tre milioni di euro al fondo fiduciario dell’Opac e il velivolo di trasporto per gli ispettori che operano in Siria. «La decisione italiana -ha concluso- è fondamentale, in particolare, per la distruzione degli agenti mostarda». 

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