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Rifiuti. L’inchiesta Cerroni fa tremare la politica

ROMA – Dopo le dichiarazioni rilasciate ieri al gip Massimo Battistini da Manlio Cerroni  nell’indagine della procura di Roma sulla gestione dei rifiuti solidi urbani, oggi è stata la volta di altri due finiti agli arresti domiciliari assieme al patron della Mondezza, Luca Fegatelli, ex dirigente dell’Area Rifiuti e Raniero De Filippis, responsabile del Dipartimento del territorio.

Entrambi hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, limitandosi alla consegna di una memoria difensiva. De Filippis, in particolare, è andato oltre chiedendo la revoca della misura o la sostituzione con una più ‘soft’. Con quelli odierni, si sono conclusi gli interrogatori di garanzia. Gli arrestati, che solo da un paio di giorni hanno avuto contezza di tutti e 70 i faldoni d’indagine depositati dal pm Alberto Galanti, dovranno valutare se fare o meno ricorso al tribunale del riesame. 

Regalie ai politici

Intanto dalle carte continuano a spuntare nuovi scenari con tanto di nomi di noti personaggi della scena politica romana. Il ras, infatti, da come emerge avrebbe ottenuto favori e coperture per gestire indisturbato il suo business. E tutto avveniva in ambito istituzionale, nel rispetto della normativa vigente, come ha puntualizzato Cerroni al gip. Cerroni infatti ha spiegato al giudice che “lo smaltimento dei rifiuti in una realtà complessa come Roma, non può non avvenire se con costanti rapporti con chi amministra la cosa pubblica”. E qui poi il patron  della ‘monnezza’ si è addentrato anche in una serie di aneddoti con riferimenti a personaggi specifici della politica, “Li ho conosciuti tutti e tutti venivano da me”. “Anche i regali che venivano consegnati a Natale a enti o persone – ha spiegato Cerroni – facevano parte di questa prassi ‘istituzionale’, lo fanno tutte le aziende. Che cosa c’è di male? Erano, comunque, regali non impegnativi, di poco valore”. 

Sempre durante l’interrogatorio, Cerroni ha difeso l’operato dei suoi collaboratori, finiti come lui agli arresti domiciliari, definendoli persone ‘competenti e affidabili’. “Non è un caso che io abbia realizzato discariche in tutto il mondo, in nord America per conto del governo canadese, in Brasile, in Francia, in Spagna, in Giappone, in Australia grazie all’alta tecnologia adoperata e alle mie capacità professionali”.

Zingaretti plaude i magistrati

Intanto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti plaude gli inquirenti: “Io non ringrazierò mai abbastanza la magistratura, e la Procura di Roma, che dopo due anni di indagini finalmente ha fatto chiarezza e comunque propone un teorema giudiziario che ora seguirà le vie legali ma che ha disegnato un quadro inquietante”.

Spuntano i nomi di Civita e Montino

Un quadro davvero inquietante se pensiamo anche a Michele Civita, ex assessore regionale all’Ambiente e a Esterino Montino, vicepresidente della Regione ai tempi di Piero Marrazzo, i cui nomi spuntano assieme a quelli di Mario Di Carlo e Giovanni Hermanin, all’epoca dei fatti rispettivamente assessore alla Casa e presidente di Ama. 

Civita, in particolare, come emerge da una delle telefonate agli atti dell’inchiesta, avrebbe  promesso al Supremo provvedimenti di proroga,  tanto da dichiarare addirittura il falso e depistare gli stessi investigatori che indagavano Cerroni.   

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