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ROMA – Commenti a raffica, elogi a Renzi perché è riuscito  a far mettere nero su bianco ad una riforma  della  elegge elettorale di cui si discuteva da anni alla ricerca di un dopo porcellum, una delle più grandi porcate nella storia della Repubblica italiana, che tante ne ha viste.

La domanda che autorevoli commentatori si pongono: come ha fatto il nuovo segretario del Pd in così poco tempo a  trovare l’accordo? La risposta è molto semplice: il Pd di Bersani non ha mai accettato i diktat di Berlusconi che di riforma della legge voleva sì parlare ma senza intaccare lo spirito del porcellum fondato su due paletti, il premio di maggioranza ponendo l’asticella ad un livello molto basso, la nomina dei parlamentari da parte delle  segretarie di partito. Il Pd aveva fondato le sue proposte su un doppio turno di coalizione e, visti gli effetti devastanti dei parlamentari  eletti non dai cittadini ma da un ristretto gruppo dirigente di partito, aveva finito per dare una risposta facendo tornare in campo le preferenze. Lo stesso Renzi, sindaco di Firenze, più volte aveva proposto il modello elettorale che vale per i sindaci. Aggiungendo se con le preferenze si eleggono i consiglieri comunali e quelli regionali perché non si possono eleggere quelli nazionali?  Poi ha dimenticato tutto, aveva bisogno di  fare una risposta a chi lo aveva votato nelle primarie, in un mese avrebbe sistemato le cose. E’ stato sufficiente abbassare i paletti,  far proprie le posizioni di Berlusconi convinto da Verdini che era meglio incamerare una legge elettorale tipo porcellum, così come loro avevano sempre voluto che incamminarsi su una strada piena di pericoli. Con un obiettivo ni fondo preciso: far fuori Alfano, costringere  il Nuovo centro destro a rientrare all’ovile to0rnando entro i confini di Forza Italia altrimenti sarebbero rimasti fuori dal Parlamento. Addirittura non solo c’è uno sbarramento del 5% per i partiti in coalizione, se non lo raggiungono fuori dalla Camera, 8 per c ento se vanno da soli. C’ sarebbe di più, come se non bastasse: una coalizione deve superare il 12  per cento altrimenti i suoi voti valgono zero. La cosa più grave va al di là dei contenuti della stella legge elettorale, che più brutta non si poteva fare. Renzi ha affermato, rispondendo a Gianni Cuperlo che esponeva in modo netto il dissenso della minoranza e chiedeva una consultazione del partito, che lui aveva il voto di tre milioni di persone che avevano votato alle primarie e  non c’era alcun bisogno  di consultazioni. Intanto per lui si sono espresse due milioni di persone ma  se valesse il renzi-pensiero nel Pd non si discuterebbe più niente fino alle prossime primarie. Eliminati in un sol colpo gli organismi dirigenti, la partecipazione, degli iscritti, il partito aperto. Ancora più grave: Renzi ha detto che quel testo  di accordo con il pregiudicato non si può toccare, quindi il passaggio parlamentare diventa una inutile passeggiata. Dimentica che i parlamentari non hanno vincolo di mandato. Alla legge che più brutta non si può si aggiunge uno strappo grave, una intimazione ai parlamentari a votare senza far troppe storie, pronti ad obbedir tacendo. Come in una caserma

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